sabato 9 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 5 - Kyoto

Giovedì 13 Agosto 2009 - Kyoto




Ci svegliamo molto presto per chiudere gli zaini e partire alla volta di Kyoto. Prendiamo la metro fino alla Tokyo Station, dove raggiungiamo subito il binario e ci mettiamo in coda per il treno delle 8:33. Ieri purtroppo non siamo riusciti a prenotare il posto sul treno, in quanto le carrozze riservate erano già tutte occupate, per cui ci hanno consigliato di arrivare prima per poter salire sulle carrozze non riservate.
E' incredibile l'estrema puntualità dei treni, che spaccano il secondo. Le stazioni sono organizzatissime, per accedere ai binari e poi per uscirne occorre sempre passare dagli appositi tornelli, si attende rispettando rigorosamente la coda ed è sempre possibile conoscere dove si ferma esattamente il treno, la precisa posizione delle carrozze, perciò sappiamo già dove fermeranno le carrozze non riservate. E' impressionante come sullo stesso binario arrivi e riparta un treno ogni pochi minuti. Abbiamo inoltre notato che quando i treni arrivano al capolinea sale un addetto che gira tutti i sedili nel senso di marcia.
Il viaggio sullo Shinkansen è fantastico, i posti a sedere sono spaziosissimi, il treno è pulito. E' buffo vedere che sia i ragazzi che passano a vendere caffè, bibite e snack, sia il controllore, prima di uscire dalla carrozza si girano verso i passeggeri e fanno l'inchino. Sul treno e nelle stazioni, ogni volta che c'è qualche annuncio, si sente sempre qualche piacevole musichetta. Abbiamo notato che i jingle in Giappone sono ovunque, tipo fuori dai negozi o nelle stazioni della metropolitana.
In meno di tre ore arriviamo a Kyoto. In stazione veniamo immediatamente avvicinati da una coppia di volontari per turisti che, vedendoci con gli zainoni, ci chiedono se abbiamo bisogno di aiuto. Io ho già tirato fuori la mappa con il percorso fino all'hotel, che ho stampato prima di partire e loro, che conoscono bene dove sia, ci danno indicazioni ancora più precise. Infatti lo troviamo facilmente e in meno di dieci minuti arriviamo.
L'hotel in cui alloggeremo, il Matsubaya Inn, in realtà è un ryokan, cioè un albergo in stile tradizionale. In realtà ha stanze sia di tipo tradizionale giapponese, sia di tipo occidentale. Purtroppo dormiremo solo due notti nella camera tradizionale, perché per le altre due notti non c'era disponibilità.
E' ancora presto per effettuare il check-in, comunque i gentili gestori ci mostrano la nostra stanza e ci permettono di posare i bagagli. La stanza è piccola molto carina, ha il pavimento rivestito da tatami ed è arredata solamente da un tavolino basso e tre sedie.
Arrotolati dentro un armadio stanno i futon, i letti costituiti unicamente da materassi, che dovremo prepararci da soli prima di andare a dormire.
Prima di iniziare a visitare la città ci fermiamo in un supermercato a comprare qualcosa da mangiare. Prendiamo una scatola di sushi e due onigiri e ci sediamo in un piccolo parco per mangiare. Il sushi del supermercato è più buono di quello che si trova in alcuni ristoranti in Italia.


Iniziamo la visita dal tempio Higashi Hongan-ji, che si trova proprio di fronte alla via del nostro hotel. E' abbastanza bello da fuori, ma dentro è un po' spoglio. Alcune parti sono in fase di ristrutturazione.
Raggiungiamo poi a piedi il vicino Nishi Hongan-ji, decisamente più curato. Per visitare ogni tempio occorre togliersi le scarpe e spesso vengono forniti dei sacchetti di plastica per potersele portare dietro, senza doverle abbandonare all'ingresso. I templi presentano gli stessi elementi caratteristici di quelli che abbiamo visto nei giorni scorsi.




Facciamo una breve sosta nell'area di riposo adiacente al tempio, dato che fa caldissimo e lì c'è l'aria condizionata. Una simpatica vecchina offre il tè, ma fa troppo caldo per berlo, preferiamo le bibite delle immancabili macchinette.
Torniamo alla stazione da dove prendiamo l'autobus per raggiungere il castello Nijo-jo, che ospitò la residenza ufficiale a Kyoto del primo shogun, Tokugawa Ieyasu. Per visitarlo dobbiamo toglierci le scarpe, ormai sta diventando una consuetudine. Le stanze del castello sono molto belle, con pareti decorate d'oro e con disegni raffiguranti vari tipi di alberi. Una caratteristica è il pavimento "cinguettante", fatto costruire appositamente scricchiolante, affinché si potessero sentire gli eventuali intrusi.
Finita la visita prendiamo il pullman e, passando per quella che immagino essere la via principale, dato che si vedono tantissimi negozi di marchi famosi, andiamo fino a Gion con l'intento di vedere il quartiere delle geishe, ma purtroppo sta iniziando a piovere forte. Vediamo velocemente il santuario Yasaka-jinja, che sicuramente rivedremo con maggior attenzione nei prossimi giorni.
Torniamo nel ryokan per rinfrescarci, dato che siamo devastati dal caldo umido di oggi e il mio piede destro è sempre più dolorante.


Nel ryokan indossiamo lo yukata, una specie di kimono da casa, che ci hanno lasciato in dotazione e ci prepariamo il tè. In questa stanza continuo a sentire uno strano odore di cavolo bollito, ma forse dipende dai tatami.
Andiamo a cena e siccome siamo un po' stanchi decidiamo di non allontanarci troppo. Troviamo un ristorante specializzato in soba, cioè spaghetti di grano saraceno.
Appena entrati vediamo tre uomini che preparano i soba, uno impasta, uno tira la sfoglia con il mattarello e il terzo li taglia e li raccoglie in nidi, pesandoli.
Io ho mangiato un'ottima tenpura e i soba cucinati nel modo più classico, che vanno mangiati freddi intingendoli in una salsa di soia. Devo dire di non averli molto apprezzati, non tanto per il gusto, che non era male, ma in generale non amo la pasta fredda.


Dopo cena torniamo nel ryokan e dopo un altro tè prepariamo i futon.

venerdì 8 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 4 - Nikko - Tokyo

Mercoledì 12 Agosto 2009 - Nikko - Tokyo

Oggi è l'ultimo giorno a Tokyo e abbiamo deciso di andare a visitare Nikko, città dove si trovano numerosi monumenti storici, nominati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Prendiamo il treno e, cambiando a Utsonomiya, arriviamo alla stazione di Nikko, una cittadina ai piedi delle montagne. Dalla stazione occorre percorrere a piedi una lunga strada in salita per arrivare alla zona dei santuari. Ciò che vediamo della città non ci sembra molto caratteristico. Anche qui, come a Tokyo, ogni due passi si trova una macchinetta che distribuisce bibite.
Il primo monumento che si incontro Shin-kyo, un antico ponte rosso.


Si sale ancora per arrivare all'area dove sono raccolte le costruzioni religiose. Per primo visitiamo il tempio Rinno-ji dove rimaniamo colpiti dalle tre enormi statue dorate del Buddha.


Passando attraverso un enorme Torii di pietra arriviamo al Toshu-gu, caratterizzato da numerose costruzioni riccamente decorate. C'è anche una stalla dove si vedono raffigurate le famose tre scimmiette "non vedo, non sento, non parlo".


Visitiamo le la sala principale dove dobbiamo toglierci le scarpe. Una delle sale più particolari è la Honji-do, caratterizzata dall'enorme dipinto di un drago sul soffitto. Un monaco ci mostra le proprietà acustiche della sala battendo tra loro due bastoni e dimostrando che il drago "ruggisce" solo quando i bastoni vengono battuti in prossimità della sua bocca. In effetti in quel punto l'eco è diversa e più accentuata, ma sappiamo benissimo che non è a causa del drago, ma della conformazione della stanza.


Visitiamo quindi il Futarasan-jinja, che è il santuario più antico di Nikko e subito dopo il mausoleo dello shogun Tokugawa Ieyasu, dove si arriva salendo una lunga scalinata. Rimaniamo impressionati dalle statue dei guardiani del tempio, dalle facce orribili e tutti colorati con colori vivaci. Francesco dice che sembrano i cattivi di Dragon Ball.


Tornando in prossimità di Rinno-ji visitiamo il giardino e il museo del tesoro. Il giardino è piccolo, ma molto curato. Nel museo non trovo niente di veramente interessante.
Riusciamo a lasciare Nikko nel primo pomeriggio, così quando arriviamo a Tokyo abbiamo ancora un po' di tempo per girare.
Appena arriviamo alla Tokyo Station, ne approfittiamo per cambiare il voucher del Japan Rail Pass, un biglietto speciale che ci permetterà di viaggiare su tutti i treni delle linee Japan Rail per due settimane. Decidiamo poi di tornare a Shibuya, dato che ieri l'abbiamo vista un po' di corsa.
Entriamo da Tokyu Hands, di cui ieri ci ha parlato Luca. Si tratta di un grande negozio, disposto su più piani, dove si trovano tantissimi oggetti, di ogni genere: borse, cartoleria, merceria, bricolage, giochi e scherzi, varie cose per ogni ambiente della casa.
Rimaniamo affascinati dal reparto dedicato agli oggetti per la cucina. Vorremmo comprarli tutti, ma, per motivi di peso dei bagagli, rimandiamo gli acquisti alla fine della vacanza, quando torneremo a Tokyo.
Cerchiamo un posto per cenare, rimanendo a Shibuya. Vediamo da fuori un ristorante di Okonomiyaki. Si tratta di un locale dove, in ogni tavolo, si trova una piastra, dove vengono cucinate le cose che si ordinano. Noi ordiniamo proprio l'okonomiyaki, cioè una specie di frittata con dentro carne, uova, pesce e verdura. La cameriera ci porta le ciotole con gli ingredienti e le prepara davanti a noi, cuocendo prima un po' le verdure, la carne e il pesce sulla piastra, poi rimettendole nelle ciotole, dicendoci di mescolare il tutto all'uovo e alle verdure rimanenti. Dopodiché rovescia il composto sulla piastra, modellando la frittata a forma circolare, utilizzando speciali palette. Lascia cuocere cinque minuti per poi rivoltarla e farla cuocere ancora.
Quando è pronta la spalma con una salsa marrone scuro e la cosparge di maionese, di una spezia verde che non riusciamo ad identificare e di scaglie di pesce essiccato. Il risultato è ottimo.


Facciamo ancora un giro per le vie di Shibuya, poi con la metro torniamo a Ginza, andiamo a vedere, da fuori, il teatro Kabuki-za, quindi ci fermiamo a bere una birra in un pub vicino all'hotel, prima di andare finalmente a dormire.

mercoledì 6 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 3 - Tokyo

Martedì 11 Agosto 2009 - Tokyo




Ci svegliamo alle 4:30 per andare a Tsukiji Fish Market, il più grande mercato del pesce del mondo e soprattutto per vedere le aste dei tonni, che si svolgono molto presto.
Mentre ci stiamo preparando per uscire sento muovere il pavimento, ci accorgiamo subito che il lampadario sta oscillando. Il terremoto sembra durare abbastanza a lungo, ma inspiegabilmente non mi agito, forse perché penso che qui sono abituati e se ci fosse realmente pericolo ce ne accorgeremmo dalla reazione delle persone. Il signore della reception controlla un misuratore e ci dice che la scossa è stata superiore al quinto grado, ma qui è costruito tutto con sistemi antisismici, inoltre l'epicentro è abbastanza lontano da Tokyo.
Ci incamminiamo verso il mercato, non riusciamo subito a trovarlo e anche quando finalmente lo raggiungiamo non troviamo l'ingresso. Dopo vari giri tra le corsie del mercato, cercando di non essere investiti dagli uomini che, con carretti con sopra enormi tonni, attraversano i passaggi velocissimi, riusciamo finalmente ad arrivare all'area delle aste. Ai turisti è riservato uno spazio strettissimo, giustamente, per non intralciare le persone che lavorano. L'asta appare come un vero spettacolo: i tonni, senza testa e con la coda mozzata, sono posizionati, in file ordinate, sul pavimento. I possibili acquirenti li esaminano uno ad uno. Poi alcune persone, a turno, salgono su un supporto, suonano una campanella per attirare l'attenzione, dopodiché iniziano a bandire l'asta, urlando monotone cantilene.
Facciamo quindi un giro per le bancarelle del mercato. Vediamo migliaia di cassette di pesci e molluschi di ogni specie, tutti ordinati. Pare incredibile, ma quasi non si sente puzza di pesce, è tutto molto pulito. Rimaniamo colpiti da un uomo che sfiletta pesci, praticamente ancora vivi, piantandogli prima un chiodo in testa per immobilizzarli. E' certamente una pratica crudele, ma ci impressiona l'agilità con cui esegue quest'operazione.
Decidiamo quindi di assaggiare il sushi in uno dei ristorantini adiacenti al mercato. Un ragazzo, fuori da un negozio, ci spiega gentilmente che i ristoranti di sushi si possono distinguere in tre categorie, a seconda della loro età, e si possono riconoscere in base agli ideogrammi che compaiono sull'insegna. Se sushi è scritto in semplici caratteri hiragana significa che il ristorante è molto giovane. Esiste poi una categoria intermedia, quindi ci sono i ristoranti più antichi, che sono lì da più di centosessanta anni. Scegliamo di entrare in uno di questi. Fuori c'è la coda. Una signora, dai modi un po' sgarbati, mentre aspettiamo, ci chiede di scegliere il menù. Il locale è molto stretto, solamente il bancone, dietro a cui i cuochi preparano il sushi e una fila di pochi sgabelli. Appena si liberano due posti entriamo, e ci sediamo. Sono circa le 8 e ci troviamo a fare colazione con sushi, zuppa di miso e tè verde. Il sushi, è buono, anche se, per i miei gusti, condito da troppo wasabi, che io trovo estremamente piccante e mi rovina un po' il gusto del pesce. I pezzi di pesce sono enormi. La zuppa di miso, che io solitamente non amo, è ottima.
Dopo la strana colazione, con la metro, raggiungiamo nuovamente il Palazzo Imperiale. Due guardie ci dicono che il palazzo non è visitabile, mentre il giardino lo è,ma è troppo presto ed è ancora chiuso.
Decidiamo di non aspettare e di andare ad Asakusa. Prendendo la metro ci troviamo travolti dalla folla umana dell'ora di punta e vediamo per la prima volta gli addetti che, muniti di guanti bianchi, spingono le persone dentro al treno.
Arriviamo ad Asakusa, inizia a piovere.


Visitiamo il tempio Senso-ji, incontrando per la prima volta gli elementi ricorrenti di molti templi: un enorme bruciatore d'incenso, dove le persone aggiungono bastoncini e con le mani attirano il fumo verso di sé, la fonte con i mestoli dove ci si dovrebbe lavare le mani e la bocca seguendo un opportuno rituale, le statue enormi di personaggi bruttissimi e molto colorati, che rappresentano i guardiani del tempio.
Prima di partire per la prossima destinazione facciamo una sosta da Starbucks, dato che io vengo colta da un attacco di fame, nonostante l'abbondante colazione. Lì, invece del caffè, scelgo di bere il tè matcha con il latte, immaginandomi un normale tè macchiato con un po' di latte. In realtà mi ritrovo a bere una sorta di cappuccino verde, che nonostante l'aspetto è abbastanza buono.
Nel frattempo veniamo contattati da Luca, l'ex coinquilino di Francesco. Pochi giorni fa abbiamo casualmente scoperto che anche lui sarebbe stato a Tokyo proprio in questi giorni, così abbiamo deciso di vederci per salutarci. L'ultima volta l'avevamo incontrato casualmente quattro anni fa nel deserto australiano, poi, pur vivendo non molto distanti, non siamo mai più riusciti a vederci e ora lo ritroviamo qua, di nuovo dall'altra parte del mondo.
L'idea di Francesco è quella di andare ad Akihabara, il quartiere dell'elettronica, quindi ci diamo appuntamento con Luca lì, all'uscita della metropolitana.
Quando ci incontriamo Luca ci dice che oggi, nel tardo pomeriggio, arriverà il tifone, perciò dobbiamo sbrigarci a vedere ciò che ci interessa, per poi magari chiuderci in un locale e aspettare che il tifone passi.


La zona di Akihabara è costituita da centinaia di negozi di elettronica, di fatto tutti simili, per cui non avendo particolari interessi ed esigenze decidiamo di vederne uno a caso. E' molto simile ai nostri supermercati di elettronica, si trovano dai telefonini alle lavatrice. Le cose particolari che noto sono le pentole elettriche per la cottura del riso e i washlet toilet.
Dopo la brevissima visita prendiamo nuovamente la metro e andiamo a Shibuya, dove Luca ci guida nelle zone che ha già visitato. Per prima cosa saliamo al primo piano della stazione per poter vedere dall'alto Shibuya Crossing, il famoso incrocio dove, quando scatta il semaforo per i pedoni, si vede una marea di persone attraversare in tutte le direzioni.


Visitiamo velocemente un centro commerciale, quindi percorriamo alcune vie della zona. C'è tantissima gente, soprattutto giovani. Luca ci dice che gli sembra che ci sia meno gente rispetto al giorno in cui è venuto qui, probabilmente per via dell'imminente tifone. Ci fa anche notare che molti ragazzini, sia femmine che maschi, quando escono, usano indossare abiti tradizionali, come gli yukata, cioè specie di kimono più semplici, e gli zoccoletti di legno.
Cerchiamo ancora la statua del cane Hachiko, che è stata eretta per un cane molto fedele al suo padrone, che veniva tutti i giorni ad aspettarlo alla stazione e che, quando il padrone è morto, ha continuato a venire alla stazione tutti i giorni, per undici anni, fino alla propria morte.


Prendiamo nuovamente la metropolitana e raggiungiamo Shinjuku. La fermata della metro ha un'uscita direttamente dentro il centro commerciale di Isetan. Ci ritroviamo nel piano sotterraneo, quello dedicato alla gastronomia. E' incredibile, pare una gioielleria, cibi esposti come fossero pietre preziose, frutti che sembrano eleganti oggetti di arredamento.


Iniziamo a visitare il quartiere dalla zona ovest, quella definita commerciale, caratterizzata dai grattacieli di uffici. Saliamo sul Tokyo Metropolitan Government, dove si trovano due torri gemelle panoramiche. Da lì riusciamo ad ammirare la città dall'alto. Purtroppo il brutto tempo non ci permette di vedere il monte Fuji.


Giriamo un po' per il quartiere, arrivando nella zona est e passando da Golden Gai, una zona piena di locali che a quest'ora sono ancora chiusi, ma sono comunque riservati ai soli giapponesi. Lì vicino si trova il santuario Hanazono-jinja.
Tornando verso la stazione della metropolitana ci troviamo davanti alla vetrina di GROM, la catena di gelaterie nata a Torino. Anche qui come a Torino c'è la coda davanti al negozio.


Con la metropolitana arriviamo ad Harajuku. Siamo un po' stanchi, dato che è dalle cinque di stamattina che camminiamo, perciò entriamo in un locale per bere qualcosa e soprattutto riposare i piedi doloranti. Percorriamo Takeshita-dori, una via molto vivace, piena di negozi dedicati alla moda giovanile, che espongono tantissimi vestiti e accessori per ragazzine, alcuni molto particolari. Quindi ci spostiamo nella più lussuosa Omote-sando e passeggiando decidiamo di cercare un locale dove cenare e dove eventualmente ripararci dal tifone, che non è ancora arrivato. Cercando, invano, il ristorante che abbiamo scelto sulla guida arriviamo nuovamente in Takeshita-dori e lì entriamo in una specie di fast food di udon, cioè spaghetti grossi, serviti in brodo con condimenti vari. I piatti assomigliano molto ai ramen che vedevamo mangiare dai personaggi dei cartoni animati. Sono molto buoni, mentre le cose fritte, verdure e pesce, che assaggiamo sono fredde e non ci piacciono molto.


Finito di mangiare salutiamo Luca, che prende il treno in un'altra direzione, e torniamo a Ginza con i piedi distrutti. Intanto il tanto temuto tifone non si è visto.

martedì 5 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 2 - Tokyo

Lunedì 10 Agosto 2009 - Tokyo

In aereo riesco a dormire pochissimo. Quando arriviamo a Tokyo sono circa le 10 del mattino, piove fortissimo. Trovo che l'aeroporto sia molto silenzioso. Entriamo subito in contatto con l'efficienza giapponese, le pratiche per l'immigrazione sono semplici e rapide. Nella zona per il ritiro bagagli ci sono uomini in guanti bianchi che mettono in perfetto ordine le valigie mentre arrivano. Ci sono addirittura occhiali messi a disposizione delle persone per compilare i vari moduli richiesti.
Scegliamo il treno come mezzo per arrivare a Tokyo, che è abbastanza lontana dall'aeroporto. La ragazza della biglietteria ci comunica, dispiaciuta, che il treno è in ritardo a causa di un incidente. In realtà aspettiamo solo una ventina di minuti, ma purtroppo, durante il tragitto, il treno si rivela essere molto lento e impieghiamo più dell'ora prevista per arrivare in città.
Non appena arriviamo alla Tokyo Station ci troviamo immersi nel via vai di migliaia di persone. Sappiamo di dover prendere la metropolitana, ma non sappiamo come arrivarci. Io sto già per andare in panico quando, con calma, riusciamo a capire dove andare. Purtroppo non avendo ancora chiara la topologia della città sbagliamo a cambiare metropolitana, riusciamo comunque, tornando indietro, ad avvicinarci all'hotel. Dalla stazione della metropolitana, chiedendo qualche indicazione, riusciamo facilmente a raggiungere a piedi l'hotel, che si trova proprio in pieno centro, a due passi dalla via principale di Ginza.
La prima impressione che ho della città nel tragitto stazione hotel è di ordine e pulizia.
In hotel posiamo i bagagli e ci facciamo una doccia, dato che dopo dodici ore di aereo e due di treno ci sentiamo dei mostri. Francesco rimane subito affascinato dal wahslet toilet, la tavoletta del wc riscaldata, che provvede anche al bidet.


Usciamo subito per esplorare la città. Iniziamo dalla via principale di Ginza e da quelle vicine, dove spuntano i negozi degli stilisti più famosi.


Visitiamo il Sony Building, dove assistiamo alla proiezione di un acquario in 3D. Raggiungiamo quindi il Palazzo Imperiale, che purtroppo è già chiuso. Lì incontriamo un anziano signore giapponese, che inizia subito a chiacchierare con noi in un inglese corretto ma "affaticato". Ci chiede qualcosa di noi e ci racconta un po' dei giapponesi. In particolare rimarca il fatto che i giapponesi amano molto il raw fish, il pesce crudo, che non a tutti gli occidentali piace. Ne parla così a lungo e con tanta enfasi che il signore lo soprannomineremo Raw Fish.


Facciamo un giro nella zona di Hibija, dove troviamo molta confusione e un camioncino della campagna elettorale, con sopra persone che parlano, mentre nessuno dei passanti le ascolta. Entriamo in un piccolo supermercato per comprare da bere e prendiamo anche due Onigiri, i panini di riso con l'alga intorno che ricordiamo di aver visto in molti cartoni animati.
Visitiamo qualche negozio, tra cui uno di musica e Itoya, un'enorme cartoleria di cui mi avevano parlato bene, ma da cui rimango un po' delusa.

Arrivata l'ora della cena iniziamo la ricerca di un ristorante. Inizialmente cerchiamo un ristorante segnalato dalla Lonely Planet, ma non riusciamo a trovarlo, anche a causa della difficoltà a capire gli indirizzi giapponesi. Proviamo a chiedere consiglio in hotel, ma il ristorante in cui ci mandano non ci ispira molto. Decidiamo quindi di affidarci al caso e dopo aver girato un po' scegliamo un locale che da fuori ci ispira, pieno solamente di giapponesi.
Appena entriamo una cameriera ci avverte che non hanno il menù in inglese. Noi ci guardiamo e le diciamo che non importa. Scegliamo la sala in cui vengono serviti gli Yakitori, gli spiedini cotti alla piastra.
Ci sediamo al bancone e grazie al mio piccolo dizionario di giapponese chiediamo alla cameriera di consigliarci lei cosa scegliere. Prendiamo io due spiedini di pollo e Francesco due di maiale. Vorremmo mangiare qualcos'altro e io inizio a guardare il menù cercando, invano, di tradurre qualcosa col dizionario. Un ragazzo seduto vicino a noi ci vede in difficoltà e gentilmente ci chiede se può aiutarci, peccato che anche lui, come la cameriera, parli pochissimo inglese. In ogni caso riesce a spiegarci alcune cose e ci consiglia, così assaggiamo delle specie di frittate sferiche di polpo, degli spiedini di collo di pollo e altri di uova piccole, credo di quaglia. Anche altre persone, vedendomi alle prese con la sezione culinaria della guida e con il dizionario, si avvicinano per chiedere se ho bisogno di aiuto. Ciò che abbiamo mangiato è tutto buono, ma abbiamo ancora fame. Vediamo che il ragazzo che ci ha aiutati e il suo amico stanno mangiando dei noodles dall'aspetto invitante. Gli chiediamo se può dirci il nome del piatto e lui gentilmente ce ne dà una porzione per farceli assaggiare. Sono ottimi, così li ordiniamo: si chiamano yakisoba.


In conclusione stasera, senza capire niente, abbiamo mangiato tanto e bene, spendendo pochissimo.
Domani mattina ci alzeremo molto presto per visitare il mercato del pesce.

Viaggio in Giappone - Giorno 1 - Milano-Tokyo

Dopo mesi ho finalmente finito di trascrivere e risistemare il mio diario di viaggio giapponese e posso iniziare a pubblicarlo. Purtroppo non sono brava a scrivere e tendo a dilungarmi su dettagli inutili, però mi piace riportare tutto, per ricordarmi nel tempo ciò che ho visto e soprattutto le emozioni che ho provato.


Domenica 9 Agosto 2009 - Milano Malpensa


Anche quest'anno si parte per una nuova avventura, forse ancora più affascinante delle precedenti, essendo il Giappone un paese molto meno conosciuto e molto più misterioso.
Abbiamo passato mesi ad organizzare tutto e abbiamo fatto tutto da soli. A marzo abbiamo comprato i biglietti dell'aereo per Tokyo, poi consultando la guida e vari racconti di viaggio abbiamo definito un itinerario e abbiamo prenotato gli hotel.
Sono un po' spaventata per i problemi che potremmo avere, soprattutto non conoscendo la lingua, ma sono certa che sapremo cavarcela, anche questo sarà divertente.
In Giappone ci sposteremo principalmente in treno, perciò abbiamo deciso di partire con gli zainoni. In realtà l'ha deciso Francesco, io sono troppo affezionata e abituata al mio trolley, ma alla fine è riuscito a convincermi. Ieri preparare i bagagli è stata un'impresa ardua. Avendo gli zaini abbiamo dovuto limitare i vestiti, sia per motivi di spazio, sia di peso. Forse in questo modo abbiamo ridotto il bagaglio all'essenziale, evitando quelle cose inutili che ogni anno giacciono per giorni in fondo alla valigia.
Siamo arrivati in aeroporto abbastanza presto, c'è un po'di gente che parte oggi.
Il nostro aereo parte dopo le 15, con quasi un'ora di ritardo. Quando arriveremo in Giappone, tra dodici ore, sarà già domani.

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