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lunedì 17 gennaio 2011

Berna, la capitale

Quando ieri mattina ci siamo svegliati, neanche troppo presto, guardando fuori dalla finestra non abbiamo visto ... nulla. Una fitta nebbia impediva di vedere più in là di pochi centimetri.
Avevamo deciso di fare una gita a Berna, la nebbia ci stava facendo cambiare idea, ma per fortuna abbiamo deciso di partire lo stesso. Infatti, già durante il nostro percorso in autostrada, la nebbia ha lasciato il posto a uno splendido sole.
La capitale dista da Zurigo poco meno di un'ora e mezza. Siamo arrivati in tarda mattinata e nonostante il sole l'aria era molto più fredda rispetto ai giorni scorsi.



Non sapendo quasi niente di questa città, dato che la gita è stata appunto un po' improvvisata, abbiamo iniziato a visitarla seguendo un breve itinerario che avevo trovato.
Abbiamo subito incontrato la cattedrale, Münster, una costruzione gotica con un'imponente torre campanaria, che purtroppo in questo periodo è coperta da impalcature.



Dietro alla chiesa si trova un grande parco che si affaccia come una terrazza sull'Aare, il fiume che attraversa la città.
Continuando la nostra passeggiata abbiamo pouto ammirare gli edifici della città vecchia, alcuni dei quali presentano elaborate decorazioni.



Tra questi si trova la Haunted House, la casa dei fantasmi, un'edificio disabitato, dove si dice siano stati uditi strani rumori. Una leggenda narra di un gruppo di studenti che avrebbero deciso di ignorare gli avvertimenti trascorrendo una notte in quella casa e che poco tempo dopo avrebbero incontrato la morte.



Attraversando il fiume si raggiunge una delle principali attrazioni della città, la Fossa degli Orsi.
Secondo una leggenda il fondatore della città di Berna, il Duca Berchtold V von Zäringen, intitolò la città al primo animale che catturò durante una sessione di caccia. L'orso compare infatti anche sullo stemma. Già in passato gli orsi venivano allevati come portafortuna durante le guerre e venne costruito un posto dove potessero alloggiare, definito appunto Fossa degli Orsi.



Si tratta di un'area recintata lungo la sponda del fiume, dove gli orsi possono circolare liberamente. Leggendo i cartelli ho capito che ora sono presenti due orsi, ma abbiamo potuto vederne solamente uno, che stava riposando in un angolo riparato.



Nonostante questi orsi siano abbastanza liberi, nei limiti dell'area a loro dedicata, ammetto che tutto ciò non mi è piaciuto molto. Forse perchè mi aspettavo la ricostruzione di un ambiente naturale più confortevole e adatto a loro, mentre l'ho trovata una zona un po' brulla, con poca vegetazione e una serie di muretti di cemento a sostegno della sponda, che di naturale hanno ben poco. Forse il problema è che secondo me gli animali in cattività hanno sempre un non so che di triste.

Abbiamo continuato il nostro giro per le vie del centro storico, che non è molto grande ed è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Abbiamo cercato la casa di Einstein, situata al numero 49 di Kramgasse, dove lo scienziato a vissuto per alcuni anni proprio mentre stava lavorando alla teoria della relatività. Purtroppo però non ci è stato possibile visitarla, perchè temporaneamente chiusa.


Abbiamo così continuato a passeggiare per Kramgasse, la via principale del centro, via dello shopping dove abbiamo potuto notare numerosi negozi di strani oggetti di arredamento e piccole gallerie d' arte.





Lungo la parte centrale della via si trovano, intervallate in modo costante, una serie di fontane, su alcune delle quali si ergono statue di particolari personaggi.
Altre statue simili si possono notare ai lati della via, sulle facciate degli edifici.



In cima alla via si trova il monumento forse più famoso di Berna, la Zytglogge, la Torre dell'Orologio, ornata da un calendario astronomico e da statuine animate.





Si arriva quindi nella Kornhausplatz dove oltre alla Kornhaus, un antico granaio dove ora si trova un centro d'arte e un ristorante, si può ammirare la fontana del Kindlifresserbrunnen, l'orco mangiatore di bambini.
Ci sono varie teorie sul significato della fontana, ma l'interpretazione più probabile è quella che l'orco sia semplicemente un personaggio del carnevale, che serviva a spaventare i bambini disobbedienti.


Abbiamo infine potuto vedere il Palazzo Federale, il luogo in cui si tengono le sedute dell'Assemblea federale e del Consiglio federale svizzeri.



venerdì 2 aprile 2010

Cosa fate al merendino?



"Cosa fate al Merendino?", ho chiesto un giorno ai miei compagni di università. Loro mi hanno guardata stupiti e mi hanno chiesto "il Merendino?" e io "Sì il giorno dopo Pasqua" "Ah! Pasquetta" e sono scoppiati a ridere.
Solo quel giorno, dopo più di vent'anni di permanenza su questo pianeta, ho scoperto che Merendino non è un termine universalmente noto, ma lo usiamo noi nati e cresciuti nel nostro piccolo angolo di Liguria. Il giorno di Pasquetta infatti si è soliti andare in un qualche posto all'aria aperta a fare un pic-nic, altrimenti detto Merendino.
Negli ultimi anni ho un po' abbandonato l'usanza del pic-nic, ma il giorno del merendino, quando il meteo lo permette, resta sempre una buona occasione per fare una gita fuori porta.
L'anno scorso io e mio marito abbiamo deciso di tornare alle Cinque Terre e di arrivarci ripercorrendo un sentiero che abbiamo scoperto casualmente alcuni anni fa, un giorno in cui, non trovando parcheggio, abbiamo lasciato la macchina sul bordo della strada e siamo scesi a piedi, ritrovandoci in un posto splendido.
Dopo anni, con l'aiuto di internet, sono riuscita a ritrovare il sentiero n°8 , che parte dal santuario Madonna di Reggio che si trova sulle alture di Vernazza.
Arriviamo al mattino molto presto. Il cielo è sereno e l'aria un po' frizzante inizia pian piano a diventare più tiepida. Il sentiero tra gli ulivi è splendido, proprio come ricordavo e scendendo si inizia a scorgere il mare, le fasce coltivate, il piccolo gruppo di case che costituiscono la città di Vernazza. Questa è sempre stata la mia "Cinque Terra" preferita. Non c'è un vero motivo, ma mi piacciono i suoi colori e l'atmosfera che si respira.
Quando arriviamo facciamo un giro per le strette vie di Vernazza. E' ancora presto e c'è ancora poca gente. E' tutto così tranquillo.
I sentieri delle Cinque Terre regalano panorami spettacolari. Molte persone conoscono solo quello denominato "Via dell'amore", che costeggia il mare su un percorso che collega Riomaggiore e Manarola. Probabilmente è anche il più semplice da percorrere.
Noi però ci siamo già stati l'altra volta e abbiamo voglia di andare a Monterosso, che invece non avevamo visitato, perciò scegliamo di percorrere il sentiero n°2, che collega appunto Vernazza a Monterosso. Per percorrerlo occorre pagare una sorta di pedaggio, dato che ci troviamo nel Parco Nazionale delle Cinque Terre. Non è sempre aperto, infatti è molto impervio e può capitare di trovarlo chiuso per avverse condizioni climatiche. Oggi per fortuna è aperto e pieni di buona volontà iniziamo a percorrerlo. Ci accorgiamo già da subito che è faticosissimo. Si inizia a salire, in mezzo ai boschi, costeggiando però il mare. Il sentiero è molto stretto.
La fatica viene però pienamente ricompensata da un panorama mozzafiato.
Incontriamo ulivi, limoni, viti e rotaie su cui scorrono dei carrelli che aiutano gli agricoltori nei trasporti sulle ripide terrazze.
Finalmente si inizia a scendere e dopo ancora un bel po' di strada arriviamo a Monterosso.
Monterosso mi piace molto meno di Vernazza. Mi sembra molto più turistica, meno raccolta, ma forse la mia è solo un'impressione.
Dopo aver fatto un giro per il paese ci sediamo sulla spiaggia e mangiamo la focaccia che abbiamo comprato a Vernazza. Al sole si sta davvero bene, rimaniamo per un po' seduti sulle pietre a guardare il mare.
Torniamo a Vernazza nuovamente lungo il sentiero. Vernazza purtroppo non è più com'era al mattino, si è riempita di turisti. E' già abbastanza tardi perciò dobbiamo andare via. Ripercorriamo il sentiero n°8, stavolta però in salita.

mercoledì 10 marzo 2010

USA - Giorno 17 – Yosemite National Park – Gold Country

Lunedì 18 Agosto 2008 - Yosemite National Park - Sonora

Stamattina si parte per la visita allo Yosemite. Arriviamo di nuovo un po' tardi perché la strada che avremmo voluto fare era chiusa e per arrivare agli altri punti di interesse ci abbiamo messo molto tempo.
Dopo la solita sosta al visitor center, per recuperare le informazioni e le mappe, arriviamo in un punto da cui è possibile ammirare l'Half Dome, la roccia che maggiormente rappresenta lo Yosemite.



Vorremmo quindi vedere la cascata, ma purtroppo in questo periodo è quasi asciutta. Per avvicinarci ci arrampichiamo tra i massi, per vedere almeno la base della cascata, ma quando arriviamo troviamo solamente un laghetto stagnante. La discesa è quasi più difficile della salita.
Non rimaniamo molto nel parco e andando via decidiamo che, per avvicinarci alla Wine Country, potremmo fare tappa nella Gold Country.
Leggendo le nostre guide, pensiamo che potremmo fermarci a Sonora o Columbia, che sono comunque vicine tra loro e, nell'indecisione, decidiamo di vederle entrambe e di scegliere.
Sonora è la prima che incontriamo, passando ci pare carina e vediamo che ci sono alcuni motel. Arriviamo a Columbia, dove troviamo un villaggio in stile western. Facciamo un giro, ma purtroppo a quest'ora è già tutto chiuso. Alla fine scegliamo di dormire a Sonora e di tornare a Columbia domani, per vedere il villaggio in attività.


Dopo aver preso la stanza al motel e posato i bagagli cerchiamo un posto per cenare nella via principale. Scegliamo un grill, "Dimondback", ma dobbiamo aspettare qualche minuto. Durante l'attesa, seduti fuori dal locale vediamo, nel cielo ancora abbastanza chiaro, una stella cadente, anzi, una specie di bolide impressionante.
Mangiamo un ottimo hamburger e delle buonissime patatine fritte all'aglio.

lunedì 1 marzo 2010

USA – Giorno 10 – Grand Canyon

Lunedì 11 Agosto 2008 - Grand Canyon National Park - Lake Powell - Mexican Hat

Stamattina ritorniamo al Grand Canyon. Ci sembra anche più bello di ieri sera. Da dove lo osserviamo oggi riusciamo a scorgere in lontananza il fiume Colorado.



Proseguiamo poi verso il Lake Powell. Arriviamo nei pressi della diga di Page e ci troviamo davanti ad un paesaggio spettacolare: un lago di un azzurro acceso in mezzo a rocce rosse stratificate.


Gli altri non esitano a spogliarsi e a buttarsi nel lago. Io mi limito a bagnarmi i piedi. L'acqua è tiepida, il paesaggio davvero stupendo, le rocce rosse stratificate, sembra di essere su Marte.
Ripartiamo quindi in direzione Monument Valley. L'ultimo paese prima della Monument Valley è Kayenta. Cerchiamo posto per dormire, ma non troviamo niente. Telefoniamo a vari hotel del villaggio successivo, Mexican Hat, che si trova comunque ad una quarantina di miglia, oltre la valle. Anche lì è quasi tutto pieno. Troviamo solamente una camera per quattro e la fermiamo, sperando poi, giunti sul posto, di trovare qualcos'altro.
Passiamo nei pressi della Monument Valley dove chiediamo se è possibile prenotare una visita guidata per domani. Ci dicono di tornare domani mattina alle 8:30.
Siamo nella riserva Navajo e dobbiamo mettere l'orologio un'ora avanti.
Quando arriviamo a Mexican Hat vediamo che è un paese anche più piccolo del precedente. Ci sono pochissimi hotel, gli stessi a cui abbiamo già telefonato.
Andiamo a posare le valige nel motel dove abbiamo fermato la camera, con l'idea di andare a cercarne un'altra nel paese successivo, ma la signora del motel, una nativa americana, si impietosisce e ci dice che due di noi possono dormire nella stanza della figlia. La stanza da quattro è una specie di topaia, dove vediamo parecchi insetti.


Dopo esserci sistemati andiamo a piedi a mangiare in un ristorante lì vicino. Io assaggio il Taco Navajo, una specie di focaccia di pane fritto coperta di chili e di insalata, per niente buona. Mi rifaccio poi con un'ottima cherry pie.



venerdì 26 febbraio 2010

USA – Giorno 9 – Route 66 – Grand Canyon

Domenica 10 Agosto 2008 - Kingman - Hackberry - Williams - Grand Canyon National Park

Stamattina, dopo il caffè nel motel, facciamo un giro per la città di Kingman, o almeno, nella parte di città affacciata sulla strada.



Dopo qualche foto davanti alla locomotiva posizionata all'ingresso della città ci concediamo una seconda e più sostanziosa colazione da "Mr. D'z", un diner carinissimo, in stile anni 50, che sembra uscito da "Happy Days".


Gli altri prendono uova e bacon, mentre io i pancakes.
Ci rimettiamo in macchina e, uscendo da Kingman, vediamo esposta, vicino alla stazione della polizia, una vecchia auto della polizia, identica allo sceriffo del cartone animato "Cars".


Riprendiamo il viaggio sulla Route 66. Ci fermiamo a Hackberry dove cerchiamo un villaggio di cui abbiamo letto su una guida. Troviamo però solo una serie di case sparse lungo una strada sterrata, ma non è quello che cerchiamo. Ritorniamo sulla strada principale e troviamo una vecchia stazione di servizio, convertita in negozio di cimeli della Route 66.


Anche se certamente è un negozio ricostruito apposta per i turisti è comunque molto carino e caratteristico. Fuori sono parcheggiati vecchi furgoncini, anche questi simili a ciò che si vede nei film. Mentre facciamo un giro all'esterno uno dei nostri amici si imbatte in un serpente a sonagli.
Ci fermiamo a Williams, altra città storica attraversata da questa famosa strada. Ci appare molto più turistica rispetto alle altre appena visitate.


E' piena di negozi che vendono qualunque cosa e danno un po' l'impressione di disordine.
Arriviamo nei pressi del Grand Canyon, dove per prima cosa cerchiamo una sistemazione per la notte. A Tusayan, l'ultimo villaggio prima del parco, ci sono abbastanza pochi motel e sono tutti pieni. Dopo varie ricerche troviamo solamente due stanze, così ci dividiamo in camerate: ragazze e ragazzi.
Posati i bagagli andiamo subito nel parco nazionale.
Il Grand Canyon appena ci appare ci lascia senza fiato.


Ci soffermiamo in vari punti panoramici e percorriamo un pezzo del Rim Trail.
Ci fermiamo poi in un punto per vedere il cambiamento di colori al tramonto.


Il panorama è spettacolare, emozionante, incredibile, difficile da descrivere a parole.
Ceniamo in una steakhouse nei pressi del motel, con la solita bistecca. Francesco mangia il rattlesnake, il serpente a sonagli. E' impanato e fritto, ne assaggio un pezzettino e non sembra male.

mercoledì 20 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 15 - Himeji - Kobe - Osaka

Domenica 23 Agosto 2009 - Himeji - Kobe - Osaka

Oggi mi accorgo che inizio ad accusare la stanchezza. Anche se dormiamo abbastanza ci alziamo sempre presto e camminiamo tutto il giorno. Sarà a causa di questo che oggi ho frequenti momenti di cattivo umore.
Stamattina partiamo presto per andare a Himeji. Con lo Shinkansen arriviamo in meno di un’ora.


Visitiamo il castello che è meraviglioso ed imponente, proprio come appare nelle foto che ho visto prima di arrivare. Per visitare l’interno dobbiamo toglierci le scarpe, per preservare i pavimenti di legno. Arriviamo fino all’ultimo piano della torre principale, salendo scale di legno strette e ripide. Dentro non c’è quasi niente, solo alcune armi. Vediamo anche altre sezioni del castello, come la casa in cui i Samurai facevano harakiri.
Visitiamo poi Koko-en, un insieme di giardini di vario genere, molto belli e ben curati, anche se l'estate non è certamente il periodo migliore per ammirarli.


Riprendiamo il treno in direzione Osaka, ma ci fermiamo a Kobe. Questa tappa non era prevista nel nostro programma iniziale, ma ieri abbiamo pensato che saremmo riusciti a vederla, almeno in parte, dato che a Osaka le cose importanti, o almeno, quelle che ci interessano, le abbiamo viste e inoltre Kobe si trova di strada, non lontano da Osaka.
La stazione dello Shinkansen si trova in una zona collinare della città. Per raggiungere il centro dovremo camminare un po’. Scendendo verso il mare incontriamo Kitano, un quartiere definito di ispirazione occidentale, dato che vi si trovano molte costruzioni in stile europeo.


In realtà a noi appare come un quartiere un po’ kitch che presenta una strana idea dell’occidente. Una cosa che notiamo sono molte case a tema, come ad esempio quella olandese, dove vengono organizzati matrimoni.
Scendendo verso il porto l’aria kitch si dirada un po’ e restano solo negozi di grandi firme e locali di ispirazione francese o italiana.
Purtroppo inizia a piovere, così ci infiliamo in una galleria commerciale, non molto diversa da quelle viste a Osaka. Arriviamo così al porto, dove spiccano due particolari costruzioni, o forse è meglio dire strutture, che caratterizzano la città di Kobe. In realtà sono molto più piccole di come me l’ero figurate dalle foto viste sulla guida.


Dopo un breve giro nella zona del porto torniamo alla stazione e da lì a Osaka, dove andiamo direttamente in hotel a riposarci.
Quando è ora di decidere dove cenare io propongo di andare in un locale nella zona dell’hotel, perché oggi mi sento distrutta, ma per fortuna Francesco, sapendo che nei dintorni c’è molto poco, mi convince a tornare a Dotombori, che comunque dista solo due fermate di metropolitana e dove c’è senz’altro più scelta.
Stasera vorremmo mangiare gli udon da “Imai Honten”, un vecchio ristorante segnalato dalla Lonely Planet. Seguendo le indicazioni ci troviamo davanti ad un locale, ma la scritta in giapponese non ci sembra corrispondere. Così chiediamo ad un vigile che ci indica che il ristorante che cerchiamo è proprio quello.


Casualmente è un locale che già ieri ci ispirava, ma dove non siamo entrati perché sembrava troppo chic e da fuori non riuscivamo a capire che tipo di cucina offrisse.
Oggi invece entriamo, il locale è molto carino, ma comunque modesto. Veniamo accolti da un gruppo di signore gentilissime che ci servono degli udon in brodo fantastici, io con uova e pesce, Francesco con anatra. Sono così buoni che pur essendo sazia ne vorrei ancora, ma riesco a contenermi.
Una volta usciti però non riusciamo a resistere e assaggiamo i takoyaki al chiosco dove c’è la coda di persone.





venerdì 15 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 10 - Hiroshima

Martedì 18 Agosto 2009 - Hiroshima

Ieri sera siamo andati a dormire presto e sui futon abbiamo dormito splendidamente. Stamattina così non è stata troppo traumatica la sveglia delle 5:15. C'è una grande pace in questo posto.


Ci prepariamo, finiamo di impacchettare i bagagli in modo da averli pronti dopo colazione e poter così prendere il treno prima possibile.
Alle 5:50 un monaco suona la campana per avvertire che sta per iniziare la cerimonia mattutina. Scendiamo per partecipare alla preghiera. Entriamo in una sala dove i monaci sono inginocchiati, rivolti verso l'altare. Noi ci sediamo su delle panche alle loro spalle.
I monaci iniziano a recitare la lunga preghiera, dedicata agli antenati. Un monaco inizia a scandire una serie di litanie, a volte accompagnato dagli altri, intervallate dal suono di strumenti quali una piccola campana e dei piatti.
Ad un certo punto un monaco invita noi ospiti a partecipare. Inizialmente penso che l'invito sia rivolto solo ai fedeli buddisti, i quali si avvicinano all'altare, inginocchiati, per rendere omaggio alla divinità. In realtà credo che in un primo momento si siano alzati solo loro, in quanto sono gli unici ad aver capito le parole del monaco. Infatti il monaco ritorna e invita anche noi e gli altri ospiti non giapponesi ad eseguire il rito.
Ci mettiamo così in fila con le altre persone e quando è il nostro turno andiamo di fronte alla divinità ed eseguiamo il seguente rito: inchinarsi con le mani giunte, mettersi in ginocchio, inchinarsi nuovamente con le mani giunte, prendere un pizzico di incenso e metterlo nel bruciatore, ripetere l'inchino.
Ho trovato il tutto molto emozionante. Pur non capendo assolutamente della preghiera si è creata una bella atmosfera.
Dopo la preghiera ci viene stata servita la colazione, anch'essa costituita da un insieme di brodini, verdure e tofu. Per fortuna ci sono sempre il riso e il tè a salvarmi la vita, anche se devo ammettere che l'hamburger di soia non è male.
Finita la colazione prendiamo i bagagli e fuggiamo, ci aspetta di nuovo un complicato trasferimento. Infatti prendiamo il pullman, arriviamo alla stazione di Koyasan dove prendiamo la funicolare fino a Gokurabashi, da lì il treno, che dobbiamo cambiare a Hashimoto, poi a Shinimamiya, a Osaka e infine a Shinosaka. Sinceramente non speravo di farcela, ma finalmente saliamo sullo Shinkansen per Hiroshima.


A Shinosaka siamo saliti al volo e dopo poco ci accorgiamo di aver preso, invece del più veloce Hikari, uno Shinkansen Kodama, che fermerà a tutte le stazioni mettendoci un'eternità. Inizio ad essere insofferente per via della fame, anche perché purtroppo, nell'ansia di perdere il treno nei vari cambi, non abbiamo comprato niente da mangiare.
Durante il viaggio, guardando fuori, vedo quasi solo campi di riso e piccoli cimiteri. Tra le varie soste il treno ferma a Himeji e in lontananza vediamo il castello che vorremmo visitare tra qualche giorno.
Verso le 14 arriviamo finalmente ad Hiroshima. Fa un caldo infernale, peggio che nei giorni scorsi a Kyoto. A Koyasan, essendo in montagna, si stava bene, per cui percepiamo ancora di più lo sbalzo di calore e l'umidità.
Dalla stazione andiamo a piedi fino all'hotel. L'hotel è di quelli business, la stanza è piccolissima, ma va bene per le nostre esigenze, infatti posiamo i bagagli ed usciamo subito.
Prendiamo il tram che ci porta al Peace Memorial Park.


Per prima cosa vediamo l'A-Bomb Dome, la costruzione rimasta in piedi dopo l'esplosione della bomba atomica, che è diventato un po' il simbolo della tragedia di Hiroshima del 6 agosto 1945.
Mentre giriamo lì intorno un signore si offre come free guide, per mostrarci alcune cose altrimenti difficili da individuare. Accettiamo e iniziamo il giro insieme a lui e alla sua compagna. Ad esempio vediamo una statua, toccando la quale è possibile individuare la parte rovinata dal calore prodotto dalla bomba, che si presenta ruvida, mentre quella rimasta in ombra è ancora liscia. La stessa cosa si può notare su alcune tombe del cimitero. Nel frattempo ci spiega un po' della storia di Hiroshima e ci accompagna nel punto individuato come l'epicentro dell'esplosione, nei pressi dell'ospedale.
Proseguiamo quindi la visita da soli, vedendo gli altri monumenti dedicati alla tragedia, tutti concentrati nel Peace Memorial Park, quali la Fiamma della Pace, che verrà spenta solo quando saranno distrutte tutte le armi nucleari, o il Children Peace Monument, dedicato a Sadako, una bambina morta di leucemia dieci anni dopo la tragedia, in seguito alle radiazioni causate dalla bomba. Andiamo quindi al museo della bomba, dove si trovano immagini e plastici esplicativi, documenti dell'epoca, reperti che dimostrano gli effetti devastanti della bomba e fotografie molto crude che mostrano cosa hanno subito le persone. Ciò che ho visto è stato angosciante, è terribile ciò che l'uomo ha fatto.


Dopo la visita torniamo in hotel a darci una rinfrescata per la sera.
L'impressione che ho di questa città, in base alla zona circoscritta che visitiamo, è che sia molto meno raffinata delle altre che abbiamo visitato finora, nonostante sia una città nuova, totalmente ricostruita dopo la guerra. Mi trasmette come un senso di disordine.
Usciamo a cena e per cercare un ristorante andiamo nella zona dei locali, che non si trova molto distante dall'hotel. La specialità di Hiroshima è una versione locale dell'okonomiyaki, chiamata Hiroshima-yaki e per gustarla scegliamo un posto consigliato dalla guida: "Okonomi-mura". In un palazzo si trovano ventisette mini-ristoranti di questa stessa catena, posti su tre piani. Entriamo nel palazzo che appare abbastanza squallido, con le scale appiccicose per l'unto. Arriviamo al secondo piano dove scegliamo un ristorante a caso. I ristoranti sono tutti costituiti da una grande piastra dove viene cucinato l'okonomiyaki e da un bancone, con una quindicina di posti intorno.


Ci sediamo al bancone, scegliamo due tra i vari tipi di okonomiyaki possibili, che variano solo per gli ingredienti aggiuntivi, ed il cuoco, munito di palette li prepara davanti a noi, con un'incredibile destrezza.
La preparazione è diversissima da quella che abbiamo visto a Tokyo. Prima di tutto, con una specie di pastella, il cuoco prepara una sottile crêpe, sulla piastra, poi la cosparge con il cavolo, altre verdure, il bacon e condimenti vari e la lascia cuocere. A parte scalda gli spaghetti, a scelta tra soba e udon. Quando sono pronti capovolge la crepe con le verdure e lascia cuocere ancora un po'. Intanto mette i condimenti aggiuntivi sopra agli spaghetti e lascia cuocere ancora. Mette le verdure e la crêpe sopra agli spaghetti, intanto a parte spalma un uovo, sulla piastra, creando un cerchio quasi perfetto. Pone gli spaghetti e tutto il resto sopra all'uovo, l'okonomiyaki è quasi pronta. La mette nel piatto, la spalma con l'apposita salsa e la cosparge di erbette varie. E' ottima, ma è un vero mattone. Mi piacerebbe riuscire a mangiarne un'altra, per golosità, ma il mio stomaco si ribella.
Dopo cena facciamo due passi per smaltire, la zona è piena di locali e di negozi che vendono alcoolici.

mercoledì 13 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 8 - Nara - Kyoto

Domenica 16 Agosto 2009 - Nara - Kyoto


Oggi visiteremo Nara, un luogo di alto interesse artistico, nominato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Partiamo con il treno delle 8:49, come al solito puntualissimo e arriviamo poco dopo le 9:30.
Dopo una breve tappa al box informazioni, dove ci forniscono la mappa della città e ci consigliano un itinerario da seguire, iniziamo il cammino. Arriviamo nei pressi del tempio Kofuku-ji, dove vediamo le due pagode. Nei dintorni del tempio incontriamo i primi cerbiatti, che si aggirano tranquillamente per la città, avvicinandosi alle persone in cerca di cibo.


Arriviamo allo Yoshikien Garden, dove rimaniamo un po' sorpresi in quanto l'ingresso è gratuito per gli stranieri. Il giardino è carino, ma decisamente meno curato di quello che abbiamo visitato ieri.
Raggiungiamo quindi il monumento più importante e famoso della città, il tempio Todai-ji, dove è situato un Buddha di bronzo alto sedici metri.




Tra i vari pilastri che sostengono il tempio ce n'è uno particolare, con un buco grande quanto la narice del Buddha. Si dice che chi riesce a passare attraverso il buco raggiungerà l'illuminazione. Nel periodo in cui restiamo nel tempio vediamo solo bambini cimentarsi nell'impresa.


Nel grande complesso di edifici adiacente al tempio vediamo la grande campana e il Nigatsu-do Hall, posto più in alto.
Dopo una breve sosta per consumare il nostro pranzo, che consiste in onigiri e uovo, nell'area di ristoro dove è anche possibile servirsi il tè, riprendiamo il cammino.
Arriviamo al Kasuga Taisha, un santuario caratterizzato dalle centinaia di lanterne.


Facendo il nostro solito giro dell'oca, non focalizzando bene sulla mappa il percorso appena fatto e la posizione in cui siamo, cerchiamo di raggiungere il centro e quindi la stazione. Camminando vediamo così una zona residenziale della città. Arriviamo nella zona vecchia di Nara e passeggiando tra le case di legno vediamo una serie di negozi dall'apparenza un po' triste.
Passando nella via principale, per raggiungere la stazione, Francesco viene attratto da una fila di bambini che comprano strani dolci verdi, ricoperti da una polverina marroncina. Francesco non resiste e ne compra due. Ci ritroviamo così a mangiare un terribile molliccio verde, ripieno di marmellata di azuki, i fagioli rossi che sembrano essere l'ingrediente principale della maggioranza dei dolci giapponesi.


Torniamo a Kyoto e, dopo una sosta in hotel, per riposarci un po' e per il tè quotidiano, usciamo abbastanza presto con l'intenzione di cenare e di trovare poi un posto da cui si possano vedere i kanji infuocati di Daimon-ji Yaki, la festa dei morti.
Andiamo nuovamente a Pontocho, dove però stasera vorremmo cenare in una terrazza sul fiume.


Dopo una ricerca tra i locali del lato destro, che si affacciano sul fiume, ne scegliamo casualmente uno dove vediamo che viene servito il sushi. Ci dicono però che per mangiare in terrazza dobbiamo scegliere uno dei tre menù degustazione.
Ci fanno accomodare sulla terrazza, la vista sul fiume è molto bella. Francesco sceglie il più completo dei menù e ci ritroviamo a mangiare cose assurde. Oltre ai già noti sushi, sashimi e zuppa di miso ci portano antipasti strani, quali capperi immersi in una salsa gelatinosa, una sostanza non identificata della consistenza del fois gras, una zuppa calda, solida e gelatinosa e altre stranezze. Per concludere in bellezza il dolce è composto da tre cubetti verdi gelatinosi: anche a cena dobbiamo mangiare dei mollicci.


Mentre ceniamo, verso le 20, ci accorgiamo che sulla collina di fronte viene acceso uno dei kanji. Avevo letto che sarebbero rimasti accesi fino alle 22, ma purtroppo, quello che stiamo vedendo si spegne molto prima. Così, dopo cena, rinunciamo a spostarci per cercarne altri.
La cena è stata forse un po' troppo particolare, ma ho apprezzato tantissimo la vista.


Facciamo un giro a piedi a Gion e finalmente vedo una geisha, solo per pochi secondi, mentre entra in un locale. Ha la faccia dipinta di bianco e i capelli raccolti in un'acconciatura elaborata, è accompagnata da due donne e un uomo. Visto che so che è così raro avvistarne una mi chiedo se sia autentica, ma penso di sì.
Domani ci aspetta la lunga e complessa trasferta a Koyasan.

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