giovedì 15 luglio 2010

Autostop con Buddha

Dato che quest'anno, per varie ragioni, non potrò fare nessun viaggio, mi accontento di viaggiare con la fantasia e quale modo migliore per farlo che perdersi in un bel libro di viaggio.



Ho comprato questo libro l'anno scorso, prima di andare in Giappone, ma poi non ero riuscita a leggerlo in tempo e l'avevo messo da parte. L'ho ripreso in mano poco tempo fa pescandolo dalla mia coda di libri in attesa.
Will Ferguson è un ragazzo canadese, che da un po' di tempo vive in Giappone nell'isola di Kyushu lavorando come insegnante di inglese. Quasi per scommessa decide di percorrere tutto il Giappone per seguire il fronte della fioritura dei Sakura, i fiori di ciliegio. Parte da Capo Sata, all'estremo sud del'isola di Kyushu, fino a Capo Soya, all'estremo nord dell'isola di Hokkaido.

Capo Sata è dove finisce il Giappone.
Se si voltano le spalle al mare e si guarda verso nord, ci si trova con l'intero Giappone sospeso sopra la testa come una spada. È un territorio vulcanico, lungo e stretto: uno stato insulare che si protende – senza mai arrivare a toccarli – verso i suoi vicini. È una terra che ispira metafore. L'hanno paragonata a una cipolla: uno strato dopo l'altro a ricoprire… il nulla. Qualcuno l'ha definita un labirinto, una fortezza, un giardino. Una prigione. Un paradiso. Ma per alcuni il Giappone non è niente di tutto questo. Per qualcuno, il Giappone è una via da percorrere. E Capo Sata è là dove la via finisce.


Per compiere la sua impresa Will sceglie di non servirsi dei comodi ed efficienti treni giapponesi, ma sceglie una via più difficile: l'autostop. Questo perché come ci dice vuole viaggiare non tra i giapponesi, ma con i giapponesi.

Più volte si sente dire dalle persone che incontra "i giapponesi non caricano gli autostoppisti", eppure riesce sempre a trovare qualcuno che lo accompagni. Chi si ferma impietosito, chi per curiosità, chi si offre di accompagnarlo anche oltre la località in cui era diretto. Incontra una gran varietà di persone: padri di famiglia, uomini d'affari , professori universitari, monaci, fiorai. A volte queste persone lo hanno anche ospitato nelle loro case, mostrando che non sempre i Giapponesi sono diffidenti verso gli stranieri. Ciò che più mi ha colpito di questo libro è proprio l'interazione con le persone, di cui descrive i comportamenti sempre con educata ironia.

Anche l'itinerario che sceglie di seguire non è il più convenzionale. Non tocca infatti nessuna delle città più famose, che normalmente si visitano quando si fa un viaggio in Giappone per la prima volta. Gli unici luoghi in cui è passato, che ho visitato anch'io, sono il castello di Himeji e la città di Kanazawa col suo splendido giardino. Ammetto che mi è subito venuta voglia di ripartire, per poter vedere le "scimmie più intelligenti del Giappone" a Kyushu, o seguire il percorso circolare degli 88 templi a Shikoku, o visitare la lontana, fredda e poco giapponese isola di Hokkaido.

1 commento:

  1. il giappone sta a te come a me stanno gli stati uniti.! :)
    buon w-e! ale

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