sabato 16 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 11 - Miyajima - Hiroshima

Mercoledì 19 Agosto 2009 - Miyajima - Hiroshima

Oggi andiamo in gita all'isola di Miyajima. Prendiamo il treno fino a Miyajimaguchi, da dove parte il traghetto per l'isola.
Scendendo dal traghetto vediamo che, anche qui, girano indisturbati per l'isola moltissimi cervi, anche se notiamo che sono molto più magri di quelli di Nara, forse perché qui è vietato dare loro del cibo.
Per prima cosa vediamo il grande O-Torii arancione, immerso nel mare, famoso perché compare in numerose fotografie rappresentanti il Giappone.


Il torii rappresenta l'ingresso del santuario Itsukushima-jinja, che ha struttura a forma di molo, in quanto un tempo alla gente comune non era consentito mettere piede sull'isola, a causa della sua sacralità. Anche la struttura del santuario è colorata di arancione e ho letto che si pensava che questo colore tenesse lontani gli spiriti cattivi.
Visitiamo poi la Treasure Hall, in cui sono presenti antichi testi sacri e spade e da cui restiamo abbastanza delusi. Vicino si trovano il tempio Daigan-ji e la pagoda.
Un po' stufi di vedere solo templi decidiamo di seguire un itinerario a piedi. Su consiglio della Lonely Planet scegliamo di raggiungere la parte alta dell'isola e il monte Misen con la funicolare, per poi ridiscendere a piedi.


Camminiamo così fino al parco Momiji-dani, quindi, cambiando due diverse funicolari, arriviamo fino a 430 metri s.l.m. Da lì saliamo a piedi, fino al monte Misen, da cui si gode di una splendida vista. In lontananza è possibile vedere l'isola di Shikoku.


Sulla cima del monte si trovano edifici sacri, tra cui uno dove è situata una pentola gigante che si narra sia stata utilizzata dal santo buddhista Kobo Daishi e per tale motivo mantenuta sempre in ebollizione.
Scendiamo poi a piedi seguendo un sentiero molto lungo, ma bellissimo, che passa proprio in mezzo alla foresta. Oltre ai cervi incontriamo altri abitanti dell'isola: le scimmie. Le vediamo da vicino mentre, arrampicate agli alberi, si nutrono con le foglie. Alcune sono molto piccole e stanno in braccio alle loro mamme. Che emozione grandissima!


Scendendo ancora incontriamo alcuni francesi che hanno scelto di salire al monte a piedi e ci chiedono se è ancora lontano. Purtroppo dobbiamo dargli cattive notizie e pensiamo a quanto bene abbiamo fatto a salire con la funicolare.
Arriviamo al tempio Daisho-in, costituito da numerose sale e ne visitiamo alcune. Ci colpiscono tantissime statue, dislocate lungo i sentieri, che rappresentano dei piccoli Buddha in varie pose divertenti.


Facciamo un giro nella via commerciale dell'isola dove si trova, esposto, il più grande cucchiaio di legno per riso del mondo.


Vorremmo comprarci qualcosa di tipico, ma presto ci accorgiamo che i negozi vendono solo souvenir per turisti, di scarsa qualità.
Vediamo un banchetto che vende dei grandi ravioli al vapore. Ne prendiamo due, uno ripieno di carne e uno di pesce e verdure.


Sempre con l'intento di comprare qualcosa di tipico cerchiamo il centro dell'artigianato tradizionale, segnalato sulla mappa, ma dopo svariati giri non riusciamo a trovarlo e rinunciamo. Prendiamo così il traghetto per lasciare l'isola.
Arriviamo a Hiroshima abbastanza presto e non riusciamo a resistere al richiamo di Tokyu Hands. Compriamo un po' di regali da portare in Italia e molte cose per noi, alcune utili, altre divertenti, come le formine per le uova sode o le palette per l'okonomiyaki.
Stasera scegliamo di assaggiare un altro piatto tipico di Hiroshima: le ostriche. Andiamo in un ristorante che ho adocchiato oggi pomeriggio nel percorso stazione-hotel: "Oyster Conclave". La cena è divina: ostriche marinate, ostriche alla griglia con limone, ostriche gratinate con verdure e riso alle ostriche. Siamo molto soddisfatti.
Dopo cena, passeggiando, torniamo al Peace Memorial Park, per fare delle foto. La cosa buffa è che, non appena Francesco finisce di fare le foto, alle 22, si spengono le luci che illuminano l'A-Bomb Dome.




venerdì 15 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 10 - Hiroshima

Martedì 18 Agosto 2009 - Hiroshima

Ieri sera siamo andati a dormire presto e sui futon abbiamo dormito splendidamente. Stamattina così non è stata troppo traumatica la sveglia delle 5:15. C'è una grande pace in questo posto.


Ci prepariamo, finiamo di impacchettare i bagagli in modo da averli pronti dopo colazione e poter così prendere il treno prima possibile.
Alle 5:50 un monaco suona la campana per avvertire che sta per iniziare la cerimonia mattutina. Scendiamo per partecipare alla preghiera. Entriamo in una sala dove i monaci sono inginocchiati, rivolti verso l'altare. Noi ci sediamo su delle panche alle loro spalle.
I monaci iniziano a recitare la lunga preghiera, dedicata agli antenati. Un monaco inizia a scandire una serie di litanie, a volte accompagnato dagli altri, intervallate dal suono di strumenti quali una piccola campana e dei piatti.
Ad un certo punto un monaco invita noi ospiti a partecipare. Inizialmente penso che l'invito sia rivolto solo ai fedeli buddisti, i quali si avvicinano all'altare, inginocchiati, per rendere omaggio alla divinità. In realtà credo che in un primo momento si siano alzati solo loro, in quanto sono gli unici ad aver capito le parole del monaco. Infatti il monaco ritorna e invita anche noi e gli altri ospiti non giapponesi ad eseguire il rito.
Ci mettiamo così in fila con le altre persone e quando è il nostro turno andiamo di fronte alla divinità ed eseguiamo il seguente rito: inchinarsi con le mani giunte, mettersi in ginocchio, inchinarsi nuovamente con le mani giunte, prendere un pizzico di incenso e metterlo nel bruciatore, ripetere l'inchino.
Ho trovato il tutto molto emozionante. Pur non capendo assolutamente della preghiera si è creata una bella atmosfera.
Dopo la preghiera ci viene stata servita la colazione, anch'essa costituita da un insieme di brodini, verdure e tofu. Per fortuna ci sono sempre il riso e il tè a salvarmi la vita, anche se devo ammettere che l'hamburger di soia non è male.
Finita la colazione prendiamo i bagagli e fuggiamo, ci aspetta di nuovo un complicato trasferimento. Infatti prendiamo il pullman, arriviamo alla stazione di Koyasan dove prendiamo la funicolare fino a Gokurabashi, da lì il treno, che dobbiamo cambiare a Hashimoto, poi a Shinimamiya, a Osaka e infine a Shinosaka. Sinceramente non speravo di farcela, ma finalmente saliamo sullo Shinkansen per Hiroshima.


A Shinosaka siamo saliti al volo e dopo poco ci accorgiamo di aver preso, invece del più veloce Hikari, uno Shinkansen Kodama, che fermerà a tutte le stazioni mettendoci un'eternità. Inizio ad essere insofferente per via della fame, anche perché purtroppo, nell'ansia di perdere il treno nei vari cambi, non abbiamo comprato niente da mangiare.
Durante il viaggio, guardando fuori, vedo quasi solo campi di riso e piccoli cimiteri. Tra le varie soste il treno ferma a Himeji e in lontananza vediamo il castello che vorremmo visitare tra qualche giorno.
Verso le 14 arriviamo finalmente ad Hiroshima. Fa un caldo infernale, peggio che nei giorni scorsi a Kyoto. A Koyasan, essendo in montagna, si stava bene, per cui percepiamo ancora di più lo sbalzo di calore e l'umidità.
Dalla stazione andiamo a piedi fino all'hotel. L'hotel è di quelli business, la stanza è piccolissima, ma va bene per le nostre esigenze, infatti posiamo i bagagli ed usciamo subito.
Prendiamo il tram che ci porta al Peace Memorial Park.


Per prima cosa vediamo l'A-Bomb Dome, la costruzione rimasta in piedi dopo l'esplosione della bomba atomica, che è diventato un po' il simbolo della tragedia di Hiroshima del 6 agosto 1945.
Mentre giriamo lì intorno un signore si offre come free guide, per mostrarci alcune cose altrimenti difficili da individuare. Accettiamo e iniziamo il giro insieme a lui e alla sua compagna. Ad esempio vediamo una statua, toccando la quale è possibile individuare la parte rovinata dal calore prodotto dalla bomba, che si presenta ruvida, mentre quella rimasta in ombra è ancora liscia. La stessa cosa si può notare su alcune tombe del cimitero. Nel frattempo ci spiega un po' della storia di Hiroshima e ci accompagna nel punto individuato come l'epicentro dell'esplosione, nei pressi dell'ospedale.
Proseguiamo quindi la visita da soli, vedendo gli altri monumenti dedicati alla tragedia, tutti concentrati nel Peace Memorial Park, quali la Fiamma della Pace, che verrà spenta solo quando saranno distrutte tutte le armi nucleari, o il Children Peace Monument, dedicato a Sadako, una bambina morta di leucemia dieci anni dopo la tragedia, in seguito alle radiazioni causate dalla bomba. Andiamo quindi al museo della bomba, dove si trovano immagini e plastici esplicativi, documenti dell'epoca, reperti che dimostrano gli effetti devastanti della bomba e fotografie molto crude che mostrano cosa hanno subito le persone. Ciò che ho visto è stato angosciante, è terribile ciò che l'uomo ha fatto.


Dopo la visita torniamo in hotel a darci una rinfrescata per la sera.
L'impressione che ho di questa città, in base alla zona circoscritta che visitiamo, è che sia molto meno raffinata delle altre che abbiamo visitato finora, nonostante sia una città nuova, totalmente ricostruita dopo la guerra. Mi trasmette come un senso di disordine.
Usciamo a cena e per cercare un ristorante andiamo nella zona dei locali, che non si trova molto distante dall'hotel. La specialità di Hiroshima è una versione locale dell'okonomiyaki, chiamata Hiroshima-yaki e per gustarla scegliamo un posto consigliato dalla guida: "Okonomi-mura". In un palazzo si trovano ventisette mini-ristoranti di questa stessa catena, posti su tre piani. Entriamo nel palazzo che appare abbastanza squallido, con le scale appiccicose per l'unto. Arriviamo al secondo piano dove scegliamo un ristorante a caso. I ristoranti sono tutti costituiti da una grande piastra dove viene cucinato l'okonomiyaki e da un bancone, con una quindicina di posti intorno.


Ci sediamo al bancone, scegliamo due tra i vari tipi di okonomiyaki possibili, che variano solo per gli ingredienti aggiuntivi, ed il cuoco, munito di palette li prepara davanti a noi, con un'incredibile destrezza.
La preparazione è diversissima da quella che abbiamo visto a Tokyo. Prima di tutto, con una specie di pastella, il cuoco prepara una sottile crêpe, sulla piastra, poi la cosparge con il cavolo, altre verdure, il bacon e condimenti vari e la lascia cuocere. A parte scalda gli spaghetti, a scelta tra soba e udon. Quando sono pronti capovolge la crepe con le verdure e lascia cuocere ancora un po'. Intanto mette i condimenti aggiuntivi sopra agli spaghetti e lascia cuocere ancora. Mette le verdure e la crêpe sopra agli spaghetti, intanto a parte spalma un uovo, sulla piastra, creando un cerchio quasi perfetto. Pone gli spaghetti e tutto il resto sopra all'uovo, l'okonomiyaki è quasi pronta. La mette nel piatto, la spalma con l'apposita salsa e la cosparge di erbette varie. E' ottima, ma è un vero mattone. Mi piacerebbe riuscire a mangiarne un'altra, per golosità, ma il mio stomaco si ribella.
Dopo cena facciamo due passi per smaltire, la zona è piena di locali e di negozi che vendono alcoolici.

giovedì 14 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 9 - Koyasan

Lunedì 17 Agosto 2009 - Koyasan

Stamattina lasciamo Kyoto per raggiungere Koyasan. Il trasferimento sarà lungo perché dovremo cambiare diversi treni. Ci alziamo presto, chiudiamo i bagagli e scendiamo a restituire la chiave della stanza. I due gestori dell'hotel, immagino marito e moglie, che nei giorni scorsi sono stati così gentili con noi, ci donano due set di bacchette e mentre andiamo via escono in strada per salutarci e continuano a inchinarsi finché ci vedono. Io, come ogni volta in cui qualcuno si mostra molto gentile con me, mi commuovo.
Dopo aver fatto una spesa di frutta per pranzo raggiungiamo la stazione. Compriamo una confezione di mollicci da portare a casa, le brioches per la colazione e corriamo a prendere il treno per Osaka. Dalla stazione Shin-Osaka prendiamo la Loop Line fino alla stazione di Shinimamiya, da lì prendiamo un altro treno e dopo un paio d'ore arriviamo a Gokurabashi. Lungo il tragitto iniziamo a vedere zone dominate dalla natura, dove compaiono pochissime case. Infine prendiamo una funicolare, che, salendo su per magnifici boschi, ci porta finalmente a Koyasan.


Koyasan, uno dei luoghi sacri più importanti del Giappone e uno dei principali centri monastici, ospita numerosi templi e santuari. Noi trascorreremo la notte in uno di questi templi, lo Shojoshin-in.
Dalla stazione dobbiamo ancora prendere un autobus che ci porta fino al tempio in cui alloggeremo, proprio l'ultimo in fondo alla città.
Appena arriviamo un monaco ci accoglie e prima di mostrarci la nostra stanza ci espone il regolamento del tempio. Mentre sbrighiamo le pratiche del check-in un altro monaco, ci chiede se siamo italiani, e quando gli rispondo di sì mi mostra, fiero e ridendo, la maglietta che porta sotto la tonaca, con scritto "Ciao Bella", con i caratteri della Coca Cola.
Posiamo i bagagli e partiamo subito per la visita della zona, in quanto abbiamo pochissimo tempo a disposizione: sono già le 14 e la cena nel tempio viene servita alle 17:30!
Attraversiamo la città a piedi. Non è molto grande, quindi in poco tempo arriviamo al complesso templare Garan, costituito da numerose sale e pagode. Visitiamo il Dai-to, la grande pagoda, che presenta colori vivaci, dominati da un arancione acceso e il Kondo, la sala principale.


Ci fermiamo su una panchina del parco antistante, per consumare il nostro pranzo ritardato, costituito da una mela. Andiamo quindi a visitare il Kongobu-ji, residenza dell'abate di Koyasan. Ogni stanza presenta pareti e paraventi riccamente decorati, principalmente con immagini naturali. Il grande giardino zen è caratterizzato da una notevole quantità di massi.


Alla fine della visita ci viene offerto il tè, accompagnato da un biscotto di riso. Lo consumiamo in una grande sala, seduti sui tatami, mentre una donna, forse una monaca, sta spiegando animatamente qualcosa. Purtroppo, non capendo niente, ci accontentiamo di assaporare il tè e ammirare le decorazioni della sala.
Una delle cose più importanti da visitare a Koyasan è Oku-no-in, un cimitero molto importante per i fedeli buddhisti, dove riposa Kobo Daishi, il fondatore della scuola di buddismo esoterico di Shingon, una delle figure religiose più importanti del Giappone.


Il cimitero è situato in mezzo alla foresta ed è immenso. Ci addentriamo, camminando lungo il sentiero, costeggiato da lanterne di pietra, incontriamo numerose tombe e statue. Sarebbe bello potersi soffermare e trovare i monumenti più importanti, ma purtroppo il tempo stringe e ad un certo punto iniziamo a camminare molto velocemente, cercando almeno di raggiungere il Toro-do, la Sala delle Lanterne.
Torniamo velocemente indietro, sta scendendo la sera e alcune lanterne di pietra iniziano ad accendersi.
Arriviamo al tempio giusto in tempo. Andiamo in camera, indossiamo lo yukata e con una telefonata i monaci ci avvertono che la cena è pronta.
Scendiamo nella sala, dove ogni coppia o gruppo di persone è separato dagli altri con dei piccoli paraventi.


Ci sediamo su un cuscino posto sui tatami e davanti a noi, su piccoli tavolini, sono disposte numerose piccole ciotole. Il cibo servito è lo stesso di cui si nutrono i monaci. Proviamo così la shojin ryori, cioè la cucina vegetariana senza carne, pesce, cipolle e aglio. Nelle ciotole si trovano infatti diverse strane zuppe, verdure non ben identificate, tofu. Alcune cose sono buone, altre meno. Francesco ovviamente mangia tutto con gusto, io mi limito a mangiare le cose che mi piacciono, le altre le assaggio solamente. Per fortuna c'è sempre il neutro riso bollito, che aiuta a riempire lo stomaco.


Dopo cena usciamo a fare due passi e ci addentriamo nuovamente nel cimitero, che si trova subito vicino al tempio. Il cimitero è illuminato dalla lanterne, l'atmosfera è strana, un po' inquietante, tanto che chiedo a Francesco di non restare a lungo, e di non inoltrarci troppo.


Torniamo nel tempio, sembra tardissimo, ma sono solo le 20. Per la prima volta, dopo vari ripensamenti, non essendo in generale amante di queste cose, provo l'esperienza del bagno Giapponese. In Giappone, in alcuni hotel e spesso,anche nelle case, si trova una grande vasca da bagno piena d'acqua molto calda, in cui tutti i membri della famiglia si immergono. La vasca non si utilizza per lavarsi, come succede da noi, ma solamente per rilassarsi, infatti prima di immergersi occorre lavarsi molto bene nelle docce poste solitamente vicino alla vasca.
Nel tempio non abbiamo il bagno in camera per cui l'unico modo di potersi lavare è la doccia comune. Esiste quindi un bagno per le donne e uno per gli uomini. Quando vado a lavarmi fortunatamente non c'è nessun altro, quindi dopo la doccia vinco l'indecisione e mi immergo nella vasca. Effettivamente la sensazione è piacevole e molto rilassante.
Dopo il bagno e dopo l'ormai consueto tè serale andiamo a dormire abbastanza presto, dato che domani mattina dobbiamo svegliarci all'alba per partecipare alla cerimonia religiosa.

mercoledì 13 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 8 - Nara - Kyoto

Domenica 16 Agosto 2009 - Nara - Kyoto


Oggi visiteremo Nara, un luogo di alto interesse artistico, nominato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Partiamo con il treno delle 8:49, come al solito puntualissimo e arriviamo poco dopo le 9:30.
Dopo una breve tappa al box informazioni, dove ci forniscono la mappa della città e ci consigliano un itinerario da seguire, iniziamo il cammino. Arriviamo nei pressi del tempio Kofuku-ji, dove vediamo le due pagode. Nei dintorni del tempio incontriamo i primi cerbiatti, che si aggirano tranquillamente per la città, avvicinandosi alle persone in cerca di cibo.


Arriviamo allo Yoshikien Garden, dove rimaniamo un po' sorpresi in quanto l'ingresso è gratuito per gli stranieri. Il giardino è carino, ma decisamente meno curato di quello che abbiamo visitato ieri.
Raggiungiamo quindi il monumento più importante e famoso della città, il tempio Todai-ji, dove è situato un Buddha di bronzo alto sedici metri.




Tra i vari pilastri che sostengono il tempio ce n'è uno particolare, con un buco grande quanto la narice del Buddha. Si dice che chi riesce a passare attraverso il buco raggiungerà l'illuminazione. Nel periodo in cui restiamo nel tempio vediamo solo bambini cimentarsi nell'impresa.


Nel grande complesso di edifici adiacente al tempio vediamo la grande campana e il Nigatsu-do Hall, posto più in alto.
Dopo una breve sosta per consumare il nostro pranzo, che consiste in onigiri e uovo, nell'area di ristoro dove è anche possibile servirsi il tè, riprendiamo il cammino.
Arriviamo al Kasuga Taisha, un santuario caratterizzato dalle centinaia di lanterne.


Facendo il nostro solito giro dell'oca, non focalizzando bene sulla mappa il percorso appena fatto e la posizione in cui siamo, cerchiamo di raggiungere il centro e quindi la stazione. Camminando vediamo così una zona residenziale della città. Arriviamo nella zona vecchia di Nara e passeggiando tra le case di legno vediamo una serie di negozi dall'apparenza un po' triste.
Passando nella via principale, per raggiungere la stazione, Francesco viene attratto da una fila di bambini che comprano strani dolci verdi, ricoperti da una polverina marroncina. Francesco non resiste e ne compra due. Ci ritroviamo così a mangiare un terribile molliccio verde, ripieno di marmellata di azuki, i fagioli rossi che sembrano essere l'ingrediente principale della maggioranza dei dolci giapponesi.


Torniamo a Kyoto e, dopo una sosta in hotel, per riposarci un po' e per il tè quotidiano, usciamo abbastanza presto con l'intenzione di cenare e di trovare poi un posto da cui si possano vedere i kanji infuocati di Daimon-ji Yaki, la festa dei morti.
Andiamo nuovamente a Pontocho, dove però stasera vorremmo cenare in una terrazza sul fiume.


Dopo una ricerca tra i locali del lato destro, che si affacciano sul fiume, ne scegliamo casualmente uno dove vediamo che viene servito il sushi. Ci dicono però che per mangiare in terrazza dobbiamo scegliere uno dei tre menù degustazione.
Ci fanno accomodare sulla terrazza, la vista sul fiume è molto bella. Francesco sceglie il più completo dei menù e ci ritroviamo a mangiare cose assurde. Oltre ai già noti sushi, sashimi e zuppa di miso ci portano antipasti strani, quali capperi immersi in una salsa gelatinosa, una sostanza non identificata della consistenza del fois gras, una zuppa calda, solida e gelatinosa e altre stranezze. Per concludere in bellezza il dolce è composto da tre cubetti verdi gelatinosi: anche a cena dobbiamo mangiare dei mollicci.


Mentre ceniamo, verso le 20, ci accorgiamo che sulla collina di fronte viene acceso uno dei kanji. Avevo letto che sarebbero rimasti accesi fino alle 22, ma purtroppo, quello che stiamo vedendo si spegne molto prima. Così, dopo cena, rinunciamo a spostarci per cercarne altri.
La cena è stata forse un po' troppo particolare, ma ho apprezzato tantissimo la vista.


Facciamo un giro a piedi a Gion e finalmente vedo una geisha, solo per pochi secondi, mentre entra in un locale. Ha la faccia dipinta di bianco e i capelli raccolti in un'acconciatura elaborata, è accompagnata da due donne e un uomo. Visto che so che è così raro avvistarne una mi chiedo se sia autentica, ma penso di sì.
Domani ci aspetta la lunga e complessa trasferta a Koyasan.

martedì 12 gennaio 2010

Viaggio in Giappone - Giorno 7 - Kyoto

Sabato 15 Agosto 2009 - Kyoto

Ci svegliamo abbastanza presto per andare a visitare i templi della zona nord di Kyoto. Dopo una veloce colazione in stazione prendiamo l'autobus, ma purtroppo sbagliamo due volte direzione, finché non capiamo che la cosa più semplice e rapida da fare è prendere la metropolitana per avvicinarci velocemente alla zona e solo dopo prendere un autobus.
Mentre stiamo per raggiungere il primo tempio vediamo che su una collina stanno preparando uno dei Kanji che stasera verranno illuminati con numerosi falò, in occasione di Daimon-ji Yaki, la festa dei morti.


Per primo visitiamo il tempio Kinkaku-ji, conosciuto come Tempio d'Oro, in quanto quasi interamente rivestito da foglia d'oro. Il tempio, non visitabile all'interno, è situato in mezzo ad un laghetto ed affiancato da un grande giardino, dove si trovano edifici minori.


Cerchiamo poi di raggiungere a piedi il tempio Ryoan-ji, che non dovrebbe essere molto distante, ma anche stavolta sbagliamo strada. Ci accorgiamo però abbastanza presto dell'errore riuscendo facilmente a tornare sulla strada giusta. Riusciamo così a vedere un po' di periferia della città
Oggi, a differenza di ieri, il tempo non è molto bello. Ogni tanto pioviggina, ma comunque fa sempre molto caldo. Per fortuna i distributori di bibite, che si trovano in ogni angolo, ci aiutano a sopportarlo.
Il tempio Ryoan-ji è immerso in un grande parco. Dal tempio è possibile vedere un famoso giardino zen. A me non dice molto, nonostante tutte le persone siano sedute ad ammirarlo.


Fuori dal tempio vediamo anche la fontana da cui sgorga l'acqua utilizzata per la cerimonia del tè.
Il parco è molto curato, ci sono numerose piante di bambù e un lago, in mezzo a cui si trova un altro piccolo tempio.
Sempre a piedi raggiungiamo il tempio Ninna-ji, un tempio zen molto semplice, costituito da stanze con pareti decorazioni floreali, con pochissime statue e un curatissimo giardino zen, molto rilassante. Intorno al tempio si trova un grande parco, con tantissimi alberi di ciliegio, che all'epoca della fioritura devono apparire stupendi.


Facciamo una sosta in un'area dedicata, nel parco del tempio. Mangiamo frutta e onigiri che abbiamo comprato stamattina. Facendo la spesa ci siamo lasciati tentare e abbiamo comprato anche un uovo sodo, che viene venduto singolarmente nella sua scatolina, e dei dolci strani, bianchi con dentro una crema marrone, che non hanno un gusto ben definito e hanno una stranissima consistenza. Non samo sicuri di cosa si tratti, forse l'esterno è fatto di farina di riso e l'interno è marmellata di azuki … noi li chiamiamo mollicci.


Decidiamo poi di non visitare altri templi e di dedicare il resto della giornata al centro di Kyoto.
Facciamo una passeggiata in una via dedicata alla moda giovanile e successivamente in una grande galleria di negozi. Finalmente troviamo poi ciò che stavamo cercando: Nishiki Market, un grande mercato coperto di generi alimentari di ogni tipo. Lì vediamo cose stranissime, pesci essiccati, verdure sepolte da una sostanza che sembra sabbia, salse dall'aspetto curioso.


In un banco dove viene lavorato il tè ne compriamo tre diverse varietà.
Andiamo alla stazione a chiedere informazioni per la gita di domani a Nara e soprattutto per il complicato trasferimento che dovremo fare dopodomani per andare a Koyasan. Rimaniamo stupiti dal fatto che all'ufficio informazioni abbiano già dei fogli pronti con tutte le indicazioni necessarie.
Intanto visitiamo la moderna stazione di Kyoto. E' una struttura futuristica, imponente. Con delle scale mobili all'aperto saliamo fino in cima, da dove è possibile ammirare tutta la città.


Visitiamo un negozio della stazione dove sono esposti vari gadget dedicati ad alcuni personaggi dei cartoni animati di Tezuka, che ci ricordano la nostra infanzia, come Kimba il leone bianco, la principessa Zaffiro e Astro Boy.


Fuori dalla stazione vediamo una macchinetta distributrice di cibo e ci torna in mente un video del cuoco-scrittore Anthony Bourdain che abbiamo visto poco tempo fa, in cui, in un suo giro del Giappone, prendeva delle patate fritte da una macchinetta come questa. Decidiamo di fare anche noi quest'esperienza, ma rimaniamo fortemente delusi quando capiamo che le patatine non vengono fritte al momento, come pensavamo, ma sono in realtà precotte e scongelate al microonde.


Per la cena torniamo a Pontocho, la stretta via dove si trovano numerosi locali, e come ieri iniziamo a guardare i locali cercandone uno che ci ispiri. Siccome dai menu capiamo davvero poco ci facciamo attirare dall'aspetto del locale e da ciò che vediamo che succede all'interno.


Ne scegliamo uno e appena ci sediamo rimango un po' delusa, perché veniamo fatti accomodare in una sala separata e non vicino al bancone dove c'è un po' più di movimento e perché leggendo il menu capiamo che la specialità è il tofu … ed io odio il tofu.
Per quanto riguarda il cibo mi devo ricredere, perché mangiamo molto bene: tenpura di polpo con salsa di prugne e riso con uovo e maiale. Francesco invece assaggia il tofu e poi oden, cioè una specie di stufato di verdure, tofu e qualcos'altro.


Dopo cena facciamo una passeggiata lungo il fiume e noto che molti locali di Pontocho hanno la terrazza con vista fiume. Sembrano molto carini e domani sera magari ne sceglieremo uno di questi. Intanto domani mattina faremo la gita a Nara.

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