martedì 29 ottobre 2013

California Dreaming... in the Silicon Valley

Pochi giorni fa è iniziata la mia nuova piccola avventura. 
Era da quando sono stata assunta che aspetravo questo momento, dato che l'azienda in cui lavoro in Svizzera ha sede in California, a Palo Alto. 
E finalmente è successo, sono stata spedita per due settimane in trasferta negli States e per un ingegnere essere nella Silicon Valley, vicino alle più grandi aziende del monento, è qualcosa di fantastico!
Ero eccitata al pensiero e ora che sono qui lo sono anche di più!
Ieri è stato il primo giorno di lavoro. Per ora ho notato che le persone sono davvero rilassate. 
Ora vediamo come continuerà l'avventura. 

lunedì 28 ottobre 2013

Bora Bora il paradiso blu

Prossima tappa Bora Bora. 
Io neanche volevo andarci perchè pensavo fosse solo resort. In realtà è quasi così, noi però riusciamo anche qui a trovare una pensione costituita da cinque bungalow su un motu. L'ambiente è davvero minimale e i prezzi sono comunque alti per ciò che offre ma sono in linea con Bora Bora. Il posto però è un vero paradiso, situato di fronte a uno dei coral garden dell'isola e a un altro motu popolato di alberi di cocco che al calare del sole lascia senza fiato. 
Il gestore della pensione è una specie di robinson crusoe vestito in pareo. Si occupa di tutto ma in modo un po'confusionario. 
Questo è il posto reale per rilassarsi, facendo un po' di snorkeling e qualche giro in kayak. 
Abbiamo fatto solo un'escursione per esplorare l'isola. La laguna qui è effettivamente molto più bella di quelle che abbiamo visto finora, i colori non si possono descrivere, vale la pena venire qui solo per quello. 
Qui per caso durante l'escursione riusciamo ad avvistare delle balene. Sono una madre col piccolo. Le balene infatti da luglio a novembre vengono in polinesia a partorire, poi se ne tornano in Antartide. 
Una sera, sulla terrazza di legno della pensione, mentre Francesco e Robinson si dilettano in una jam session di chitarre suonando Jimi Hendrix, io avvisto in lontananza, oltre il reef, un'altra balena.

Raiatea, le perle, la vaniglia e il Thiare Apethai

Ci siamo poi spostati a Raiatea che fa parte delle Isole della Società. Raiatea è molto meno turistica, non vi si trovano infatti grandi resort. 
Vi si fermano soprattutto i velisti quando viaggiando nel pacifico hanno bisogno di riparare le loro barche. 
Noi alloggiamo in una pensione dove siamo gli unici ospiti. Il proprietario è appunto un velista e ora si trova in con la moglie in europa per una regata così ci accoglie una loro amica un po' new age che ci prepara delle cene fantastiche. 
La pensione è in una zona molto tranquilla dell'isola e ogni sera ci incantiamo davanti a uno splendido tramonto. 
Raiatea e la vicina Tahaa sono famose per la produzione delle perle nere e della vaniglia. 
Una delle cose da fare qui è un'escursione che porta alla scoperta di queste specialità. 
Visitiamo una fabbrica di perle dove ci mostrano tutto il procedimento per la loro creazione e ci spiegano come le perle vengono classificate. 
Per quanto riguarda la vaniglia la produzione è laboriosissima perchè ogni giorno i fiori di vaniglia devono essere fecondati manualmente. 
Durante l'escursione ci fermiamo per lo snorkeling nel coral garden, un luogo fantastico ricco di coralli e pesci di ogni specie e colore. 
La nostra guida ci mostra un esemplare, catturato, di Poisson Pierre o pesce pietra, un pesce che assomiglia appunto a una pietra, si mimetizza nei fondali ed ha aculei velenosissimi tanto da poter uccidere se non si interviene immediatamente. 
Il secondo giorno a Raiatea ci avventuriamo in un'escursione di montagna. Sette ore di cammino per diciassette chilometri il tutto per vedere il panorama della barriera corallina ma soprattutto il Tiare Apethai, un fiore rarissimo che cresce solo qui. È un fiore bianco che sembra come tagliato a metà. 
La nostra guida è un signore preparatissimo che conosce e ci spiega tutta la flora locale. 
Il giorno successivo facciamo il giro dell'isola stavolta però con un'auto in quanto l'isola è un po' più grande. 
La città principale, Uturoa, è la seconda città più grande della Polinesia Francese, in realtà il centro è costituito da due vie di negozi e da un mercato coperto di frutta e di oggetti di artigianato. 
L'intera isola conta solo 12000 abitanti. 
Visitiamo il Marae che è un luogo di culto antecedente all'arrivo dei cristiani e poi vaghiamo per l'isola ammirando i panorami creati dalla barriera e i colori del mare. 
Noto una cosa che mi stupisce molto: qui i defunti vengono seppelliti in giardino. La signora della pensione ci dice che lo fanno sia perchè in poche isole esistono cimiteri e sono recenti e poi proprio per tradizione, perchè quando un bambino nasce si seppellisce il suo cordone ombelicale in giardino e per continuità quando una persona muore la si seppellisce in giardino per riunirla a una parte di se stessa. 
A Raiatea siamo stati benissimo. 
Le ultime sere dal giardino del B&B vediamo un cielo stellato meraviglioso. Ma la luna dov'è? Non sono ancora riuscita a vedere la taithian moon. 

Moorea, gli squali e le balene

La nostra prima tappa è stata Moorea, isola che si trova proprio di fronte a Tahiti. 
Ci hanno detto che Moorea è un po' il luogo di svago delle persone che vivono a Papeete, infatti lì è possibile praticare ogni tipo di sport acquatico. 
A Moorea rimaniamo quattro giorni. 
Un modo divertente di visitarla è affittare uno scooter e percorrerne tutto il perimetro. Si può così vedere come è organizzata. Nella parte nord, dove si trova il piccolo aeroporto, ci sono in vari punti minuscoli agglomerati commerciali. Dopo aver percorso le due meravigliose baie si arriva alla zona nord ovest dove si possono praticare vari sport d'acqua. Se si vuole ci si può inoltrare verso l'interno per raggiungere il belvedere e vale la pena fermarsi al Lycée Agricole, bere un succo di Ananas e comprare delle marmellate dai sapori locali.  La parte sudovest è forse la più selvaggia. La visione della barriera corallina accompagna per tutto il tragitto. Arrivando ad Est, dove si trova il porto, si inizia a scorgere in lontananza Tahiti. 
Da lì si vedono anche i bungalow del Sofitel che sono situati in uno dei più spettacolari scorci dell'isola, sulla spiaggia di Temahe. La spiaggia per fortuna non è tutta occupata dall'hotel, gran parte è libera. Le sabbie bianche coralline sono quasi accecanti. L'acqua è incredibilmente cristallina. 
Tra le varie cose che si possono fare a Moorea si può affittare un kayak e pagaiare fino a uno dei due Motu (isolotti) a nord ovest, e mangiare un piatto di Poisson cru Tahitien (tonno crudo al latte di cocco) al Coco Beach. 
Dopo pranzo si può curcumnavigare il motu e arrivare fino alla zona dove è possibile nuotare con gli squali e le razze. Non sono pericolosi perchè in questo punto specifico sono abituati da sempre a vedere persone. Basta essere un po'accorrti e si vivrà un'esperienza bellissima. 
Ma l'esperienza più emozionante che si può fare a Moorea è vedere le balene e magari avventurarsu a nuotare vicino a loro.

domenica 27 ottobre 2013

Polinesia Francese, nel cuore dell'Oceano Pacifico

Non ho mai desiderato fare una vacanza solo su isole, forse perché le associo immediatamente ai villaggi turistici e alla vacanza solo spiaggia, piscina e cocktails, che è un tipo di vacanza che a me personalmente non piace.
Nonostante questo mio pregiudizio la Polinesia mi ha sempre attirato in modo subliminale. Già quando ascoltavo la canzone Tahitian Moon che mi aveva prestato un amico mi chiedevo se sarei mai riuscita a vedere la luna di Tahiti, l'ho sempre immaginato come un posto impossibile da raggiungere. A volte mi ritrovavo a sognare cercando i voli per Tahiti e sempre senza sapere perchè dato che a me le isole non piacciono. 
Fino a quando due anni fa, all'Isola di Pasqua abbiamo conosciuto Mathilde e Remy. Ci siamo incontrati quando siamo partiti con Jerome, il padrone del B&B in cui alloggiavamo, per visitare i Moai. 
Ricordo che quando mi hanno detto che vivono a Tahiti gli ho chiesto di ripetere perché credevo di aver capito male. 
Dopo una giornata insieme, un paio di cene e di Pisco Sour siamo rimasti in contatto e vedendo le loro foto negli ultimi due anni ci siamo decisi ad andare a scoprire che la Polinesia non è solo luogo da luna di miele, da overeater bungalow a prezzi spaziali ma si può conoscerla anche in un altro modo cercando di vederne il lato più vero. 
Il primo impatto toglie il fiato, il mare ha un colore che non ho mai visto altrove.

giovedì 28 giugno 2012

Puerto Williams: l'ultimo villaggio del mondo


Giorno 6 - Venerdì 9 Dicembre 2012

Ci alziamo presto e andiamo al Porto di Ushuaia per il trasbordo in Cile.
Lì sbrighiamo le pratiche per uscire dall'Argentina. Quando arriviamo l'ufficiale non c'è. Arriva poco dopo, tutto trasandato, con la camicia sbottonata, in una mano un panino e nell'altra il caffè.
Mentre aspettiamo Francesco mi mostra quella che secondo lui sarà la nostra imbarcazione. Si tratta di un piccolo gommone, appoggiato ad una barchetta, appoggiata a sua volta ad una barca più grande. Io non gli credo. Quando è ora di partire mi rendo conto che aveva ragione. Saliamo sul gommone passando prima per le altre due barche. Siamo solo in tre, più due membri dell'equipaggio che mi aiutano a salire. Il trasbordo è stato tranquillo, il mare è calmo, piattissimo, meraviglioso. L'acqua sembra uno specchio da quanto e' liscia.


In circa mezz'ora arriviamo in Cile, a Puerto Navarino, dove si trova solo una casetta con immagino l'ufficio per l'immigrazione o qualcosa del genere. I ragazzi del gommone portano i nostri documenti ad altre persone che sono nell'ufficio.


Questi ci caricano su una monovolume e partiamo per Puerto Williams. Percorriamo 50 Km su una strada sterrata, con mucche che ogni tanto ci tagliano la strada.


A Puerto Williams arriviamo all'ufficio comunale, dove si trova anche la polizia che finalmente ci timbra i passaporti.


Ci portano quindi fino al "Refugio el Padrino" dove abbiamo prenotato per dormire. Si trova affacciato sul mare non lontano dal porto dove è attraccato il ferry che dovremmo prendere domani, siamo infatti arrivati fino qui principalmente per prendere questo ferry che ci permetterà di navigare tra i fiodi dello stretto di Magellano.


Appena arrivata rimango sconvolta. La casa è davvero decadente, rivestita lamiera. La padrona non c'è e ci accolgono altri ospiti, una ragazza mi pare colombiana e Diego, un ragazzo che scopriremo essere di Zurigo e che vive a Puerto Williams 4 mesi all'anno. Sulla porta c'è un cartello che dice di scegliersi un letto che più tardi la padrona passerà per il pagamento. I ragazzi ci dicono che nella stanza in fondo ci sono un paio di posti liberi. In effetti troviamo un letto a castello, in una stanza dove sul terzo letto si è appena insediato Alan, un ragazzo irlandese che ci si presenta tutto sporco perché è appena tornato da cinque giorni in solitaria sull'isola. La prima impressione di questo posto è pessima. Non è pulitissimo, ci sono mosche che girano in cucina, la stanza condivisa, eppure lo sapevamo che era tipo un ostello, ma mi consolo pensando che in fondo sarà solo una notte.


Usciamo per andare a pagare il traghetto che dovremo prendere domani. Andiamo all'ufficio della Transbordadora Austral che si trova a pochi metri dall'ostello e da lì un signore ci manda direttamente sul Ferry Yaghan, dove molte persone sono già all'opera per caricare le merci che viaggeranno insieme a noi. Da lì camminiamo fino "in centro" passando per la via Costanera. Incontriamo un gruppo di cavalli liberi che corrono in riva al mare, sono bellissimi, anche se in un certo senso mi fanno un po' paura.





In centro facciamo un giro veloce, il paese è davvero desolato. Andiamo poi al supermercato che è piccolissimo e dove incontriamo la signora che ci ha portato qui da Puerto Navarino. Sembra uno di quegli spacci di una volta, il ragazzo alla cassa fa i conti a mano su un foglietto di carta. Oggi sono tutti felici perché con il Ferry sono arrivate la verdura e la frutta fresche. In realtà gli ortaggi che vediamo noi sono quasi defunti ma vediamo persone intente a scegliere le fragole o le ciliege migliori. Compriamo qualcosa per farci dei panini e ci sediamo a mangiarli guardando il mare e i cavalli. Partiamo poi a piedi, costeggiando il mare in direzione est. Vediamo dei paesaggi veramente fantastici, naturali e apparentemente incontaminati, se non fosse per i numerosi pickup che passanno in continuazione sollevando tantissima polvere. La cosa divertente però è che ogni persona che passa ci saluta.




Torniamo all'ostello dove ad aspettarci c'è Cecilia, la padrona, che è arrivata con le sue figlie. Con lei c'è Ana, una signora norvegese e una coppia di signori francesi, Jorge e Maria José. Ci sediamo tutti a chiacchierare nella sala comune. Cecilia è simpaticissima, le sue figlie mangiano in continuazione. Chiediamo a Cecilia consiglio su un ristorante e lei telefona a una sua amica che ha un ristorante lì vicino e si accorda con lei su cosa cucinarci "ma sì, fagli del pesce e magari un'insalata". Ana verrà a cena con noi. Lei e i due francesi sono arrivati da Punta Arenas col ferry che prenderemo domani e ci hanno detto che sono stati bene ma hanno mangiato malissimo così ci hanno consigliato di comprarci del cibo e delle bibite da portarci. Decidiamo quindi di tornare in centro per andare poi al supermercato che resta aperto fino a tardi e magari vedere anceh qualcos'altro. Ci accompagna Cecilia insieme alle sue figlie su una macchina scassatissima. Prima ci porta all'ufficio postale dicendoci di chiedere alla signora, che è una sua amica, di farci il timbro di Capo Horn sul passaporto. Dopodiche' ci porta al museo, che per essere in questo posto sperduto è abbastanza carino. Torniamo in ostello, chiacchieriamo un po' con gli altri poi usciamo a cena. Andiamo nel ristorante dove ha prenotato che è un paio di capanne più il là.


Quasi non troviamo la porta per entrare. Il posto è abbastanza surreale, tutto rivestito di legno, con delle scritte luminose. Isabel, la padrona, ci cucina del merluzzo fritto con qualche chela di centolla e dell'insalata. Le chiediamo del vino bianco per accompagnare il pesce. La scelta è limitata a una sola bottiglia, ma ci va bene. Quando le chiediamo se ha il dolce lei non ha niente, ma ce lo prepara lo stesso con quello che ha a disposizione. Durante la cena, Isabel, la padrona, ci racconta che lei viene da Punta Arenas ma le piace stare qui perché è tranquillo. Dice che lei avrebbe tante idee per cambiare un po' le cose e incentivare il turismo ma non le permettono di metterle in pratica. Spendiamo una cifra ridicola. Torniamo in ostello e ripartiamo subito tutti insieme sulla macchina di Cecilia, che nel fratttempo ha lasciato le bambine da qualche parte. Ci vuole portare nell'unico locale della città, ma prima si ferma da un suo amico per sistemargli il modem, così rimaniamo mezz'ora tutti stipati in macchina ad ascoltare Manu Chao. Finalmente arriviamo nel locale dove assaporiamo il nostro primo Pisco Sour. Si tratta di un drink preparato con Pisco, che è una specie di grappa locale, limone e bianco d'uovo. Trascorriamo una piacevole serata chiacchierando tutti insieme. Quando torniamo Alan, il ragazzo con cui condividiamo la stanza, dorme già. Andiamo praticamente a dormire vestiti. Tra poche ore ci alzeremo per prendere il ferry.

mercoledì 4 aprile 2012

Ushuaia: fino alla (quasi) fine del Mondo e Parque Nacional de la Tierra del Fuego


Giorno 4 - Marcoledì 7 Dicembre 2012

Lasciamo la "Casa de Grillos" e io ovviamente mi commuovo. Mi sono subito affezionata ai nostri ospiti e mi dispiace andare via.
Il piccolissimo aeroporto di El Calafate è affollato. Dopo un volo pieno di turbolenze arriviamo a Ushuaia, che già dopo una prima e superficiale occhiata mi sembra meno caratteristica di El Calafate, più grande e caotica.
Salendo per una ripida salita arriviamo all'Hostaria Rosa de Los Vientos, dove ci accoglie Pablo. Ci mostra l'edificio, in particolare una specie di torre con grandi finestre da cui è possibile ammirare il panorama. Da un lato si possono scorgere le Ande mentre dall'altro il Canale di Beagle e il Cile.
Scendiamo poi a visitare la città. Pablo ci ha consigliato di vedere il museo marittimo che si trova in un ex carcere, ma non siamo molto interessati, per cui preferiamo vagare lungo il mare e per le vie centrali. La città non è bellissima, direi pure un po' bruttina.



In ogni angolo ci viene ricordato che ci troviamo alla fine del mondo. In realtà Ushuaia non è l'ultimo luogo abitato del mondo, ma solo il più a sud dell'Argentina.



In Cile si trova un villaggio ancora più a Sud, Puerto Williams, dove arriveremo forse tra un paio di giorni.
Andiamo infatti ad informarci su come raggiungerlo. La società che gestisce i trasferimenti si trova in una specie di cubicolo. Il ragazzo ci dice che il trasferimento potrebbe avere dei ritardi a causa delle condizioni meteorologiche, ma che venerdì non dovrebbero esserci problemi. Si tratta in fondo di attraversare lo stretto di Beagle. Paghiamo una cifra astronomica per questo, ma non abbiamo alternative.

Giorno 5 - Giovedì 8 Dicembre 2012

Stamattina con un pullmino raggiungiamo il Parque Nacional de la Tierra del Fuego.



Il parco è meraviglioso, natura sconfinata. Percorriamo per primo il sentiero che costeggia il canale di Beagle. Il percorso dura circa tre ore. A tratti ci si inoltra nel bosco dove sugli alberi si trovano degli strani funghi che sembrano albicocche.
Ad un certo punto sentiamo un rumore strano provenire dall'acqua e vediamo spuntare il naso di una foca o un leone marino.
Vediamo bellisimi fiori e varie specie di uccelli.
Il secondo sentiero che percorriamo, Hito XXIV, costeggia il lago Boca, fino al confine con il Cile. E' un po' più complicato dell'altro, soprattutto quando ci si addentra nel bosco, dove alberi altissimi fanno dei rumori strani, degli schricchiolii che fanno pensare ad una foresta stregata. Il confine viene segnalato solamente da un'orrenda torretta di metallo.



Tornando indietro riusciamo ad avvistare un picchio con la testa rossa.
Il parco è inoltre infestato dai conigli e dai castori.
Nei pressi dei sentieri più semplici da percorrere, vediamo infatti una castorera, una diga di legno realizzata completamente dai castori, che così modificano l'ambiente.


giovedì 1 marzo 2012

Il Perito Moreno azzurro e i fenicotteri rosa


Giorno 3 - Martedì 6 Dicembre 2011



Oggi faremo il mini-trekking sul ghiacciaio Perito Moreno. Forse quando ieri abbiamo prenotato non ero ben cosciente di cosa si trattasse. Quando stamattina Francesco mi spiega che dovremo metterci i ramponi e camminare sul ghiaccio vorrei strozzarlo.
Torniamo nei pressi del ghiacciaio con un pullman e con una barca ci avviciniamo al lato Sud.





Lì ci aspetta una guida che ci accompagna ad un rifugio dove possiamo lasciare le nostre cose e dove ci fanno indossare i guanti per non rischiare di rimanere con le dita incollate al ghiaccio.
Camminiamo poi nel bosco fino a un punto in cui ci aiutano ad indossare i ramponi.



Da lì iniziamo il trekking. Siamo gruppi di una decina di persone, la guida ci spiega le tecniche per camminare coi ramponi in salita e in discesa. All'inizio sembra difficile ma poi riesco a procedere senza problemi.





Oggi a differenza di ieri il cielo è nuvoloso ma ciò fa risaltare ancora di più il colore azzurro intenso del ghiacciaio che risalta maggiormente nelle crepe, chiamate 'sumideros'. Attraversiamo numerosi rivoli d'acqua.



Purtroppo continua a piovere, in alcuni punti addirittura nevica e tira un fortissimo vento. Non è facile camminare in queste condizioni. Mi sento il viso gelato.
Camminiamo per un'ora e mezza o forse più. E' un'esperienza meravigliosa, non avrei mai potuto immaginarlo.
Quando arriviamo in un punto abbastanza alto, prima di scendere, ci offrono un bicchiere di whisky da bere con il ghiaccio del ghiacciaio.

In questi due giorni, grazie alle varie guide, abbiamo imparato varie cose riguardanti i ghiacciai. Il complesso dei ghiacciai argentini e cileni è il terzo nel mondo, dopo Antartide e Groenlandia. In Argentina il Perito Moreno è il terzo ghiacciaio più grande dopo Viedma e Uppsala. É strano che si trovino ghiacciai qui, dato che non ci troviamo in alta montagna, ma siamo solo a 180m, e non siamo troppo a Sud, ma il tutto è causato dalle correnti dell'Oceano Pacifico. Ci hanno detto che nel ghiacciaio c'è una zona definita "di accumulazione", dove si sedimenta la neve, e una definita "di ablazione", in cui si staccano i pezzi di ghiaccio. Il Perito Moreno è comunque abbastanza stabile.

Nel tardo pomeriggio torniamo a El Calafate. Dopo esserci cambiati i vestiti completamente bagnati dalla pioggia e dal vento andiamo a Laguna Nimez, che si trova vicinissimo al nostro B&B. La laguna è una riserva naturale, dove si trovano moltissime specie di uccelli, in particolare i fenicotteri rosa. Erano anni che volevo vederli, sono meravigliosi!





Facciamo un giro nel centro della cittadina. Chiamarlo centro è forse un po' pretenzioso, dato che si tratta di una corta via principale. Facciamo qualche acquisto nel mercatino dell'artigianato locale e concludiamo la giornata con un'ottima grigliata e un fantastico Malbec.



Link Utili:
Hielo y Aventura: organizza i trekking sul Perito Moreno.

venerdì 10 febbraio 2012

Suoni di ghiaccio e bacche di Calafate

Giorno 2 - Lunedi’ 5 Dicembre 2011

Alle 4:30 patiamo per tornare all’Aeroparque. Il check-in lo abbiamo già fatto per cui è (quasi) sicuro che il nostro volo parta all’ora stabilita.
Alle Aerolineas ci rimbalzano in mille uffici prima di darci il rimborso del taxi come promesso
Facciamo colazione in un bar dell’aeroporto con le fantastiche medialunas, che sono piccoli deliziosi croissants di burro puro.
Il volo per El Calafate dura circa 3 ore, con uno scalo tecnico a Tralew. Sembra di essere su un autobus di linea.
L’aeroporto è piccolissimo, si trova in realtà a circa 20km dalla cittadina.
Insieme ad altre persone prendiamo un remis che fa il giro di tutti gli hotel e ci porta fino al B&B dove soggiorniamo: “Casa de Grillos”.
Ad accoglierci c’è Alejandro che ci mostra la casa. E’ una casa semplice, ma accogliente e pulita. Dispone di un salotto comune con una piccola biblioteca a tema patagonico.
Gli chiediamo informazioni per i tour al ghiacciaio Perito Moreno e ci dice di sbrigarci perché l’ultimo pullman parte alle 13:30. Attraversando la cittadina, che ancora non conosciamo, arriviamo di corsa alla stazione dei pullman e scopriamo che l’ultimo bus è partito alle 13. Continua la maledizione dei mezzi in anticipo. Vediamo che ci sono alcune agenzie e mentre decidiamo a quale di queste rivolgerci, in modo da non perdere completamente questa giornata, vediamo arrivare Alejandro che è venuto a cercarci perché nel frattempo ha saputo che il bus è già partito e ha già contattato un’agenzia trovandoci al volo un’alternativa. E’ stato incredibilmente gentile ad aiutarci così tanto. Andiamo all’agenzia dove sta partendo il tour al ghiacciaio e dove riusciamo anche a prenotare il minitrekking di domani.
Partiamo con un piccolo gruppo di persone e Marcelo, l’autista-guida. Il Perito Moreno dista circa 80 Km che percorriamo senza quasi incontrare abitazioni, tranne una piccola fattoria.
Per prima cosa costeggiamo il Lago Argentino caratterizzato da un brillante colore azzuro.



Il paesaggio è piuttosto brullo e inizia a popolarsi di piante man mano che ci avviciniamo al ghiacciaio. Durante il percorso incontriamo anche parecchi animali, come lepri, puzzole e un tipo di uccello rapace chiamato carancho, che si apposta sulle strade per mangiare gli animali che vengono schiacciati dalle macchine.



Marcelo ci spiega anche il significato del nome della città di El Calafate. Il calafate è un arbusto locale che produce bacche simili ai mirtilli da cui si realizzano marmellate e liquori. Dice la leggenda che chi beve il liquore di calafate prima o poi tornerà in questi luoghi.
Ad un certo punto del viaggio arriviamo ad una curva chiamata propriamente “Curva dei sospiri” infatti non appena svoltiamo ci appare uno spettacolo indescrivibile: una distesa infinita di ghiaccio che lascia veramente senza fiato.



Ci fermiamo per fare alcune foto da questo punto che è ancora abbastanza lontano e poi arriviamo fino a un luogo in cui si trova una struttura di passerelle proprio di fronte al ghiacciaio, il quale si erge come un muro sopra al lago.



Rimaniamo veramente senza parole. Restiamo ore ad ammirare i suoi riflessi azzurri, in questa bellissima giornata di sole.
Il ghiacciaio è come vivo: oltre a guardarlo lo ascoltiamo anche, e’ come se parlasse mentre pezzi di ghiaccio cadono dalla suo interno.
Riusciamo anche a vedere alcuni pezzi che si staccano nella parte esterna affacciata sul lago. Uno spettacolo della natura.
Nonostante il sole fa molto freddo, c’è un vento è gelido.
Torniamo a El Calfate verso le 20:30. Non ci sembra sia già così tardi, ma siamo molto a sud e siamo in estate, il sole qui tramonta verso le 22:30.
Chiediamo consigli su dove cenare a Marta, la moglie di Alejandro, che ci suggerisce El Cucharon. Si tratta di un ristorante non molto grande che si trova un po’ fuori dalla via principale.
Assaggiamo il cordero patagonico alla griglia che piace moltissimo anche a me, nonostante io non ami molto la carne di agnello e una fantastica torta di mele, che ci dicono essere tipica di qua, assaggiando per la prima volta il divino dulce de leche.

martedì 7 febbraio 2012

Un primo assaggio di Buenos Aires

Giorno 1 - Domenica 4 Dicembre 2011



Dopo moltissime ore di volo, dove per fortuna sono riuscita a dormire per la maggior parte del tempo, arriviamo a Buenos Aires.
Ripartiremo nel pomeriggio, da un altro aeroporto, per El Calafate, perciò abbiamo il tempo di dare un’occhiata alla città, che visiteremo meglio alla fine del nostro viaggio.
Fa caldissimo, infatti in aeroporto devo cambiarmi gli abiti invernali e mettermi una t-shirt.
Seguendo il consiglio di una collega argentina ci affidiamo a una ditta di “remis” e prendiamo un autobus che ci porta fino a Puerto Madero.
Da li’ iniziamo la nostra veloce visita un po’ improvvisata.
La cosa che subito mi colpisce della città e’ la tipica luce delle città del mare, al primo impatto mi fa pensare a Genova, ma questa strana idea verrà presto smentita.
Siamo a Retiro in Plaza Martinez. Si sente un forte odore di pipí e si vedono persone che dormono per terra.
Passando per vie dove sorgono bellissime case in stile liberty un po’ decadenti arriviamo all’obelisco percorrendo la grandissima Avenida 9 de Julio.



Passeggiando per Avenida de Mayo, dove incontriamo numerosi caffé con gente seduta a fare colazione nonostante sia già quasi ora di pranzo, arriviamo in Plaza de Mayo.
Visitiamo la cattedrale e la piazza, su cui si affaccia la Casa Rosada. Non avendo tantissimo tempo a disposizione per poterla vedere bene decidiamo di rimandarne la visita a quando torneremo alla fine del viaggio.
Dato che il nostro stomaco sente un po’ il fuso orario ci fermiamo a mangiare qualcosa in un bar di Avenida de Mayo.
Dopo pranzo facciamo un giro per Florida, la via pedonale commerciale, che pur essendo domenica è molto viva, una brevissima passeggiata sui Docks di Puerto Madero e poi via a riprendere il remis per l’aeroporto.
Arrivati all’Aeroparque ci attende una bruttissima sorpresa: al check-in ci dicono che il nostro volo è gia’ partito, è stato anticipato di due ore. Noi siamo allibiti e chiediamo come sia possibile dato che due giorni fa abbiamo controllato su internet e il volo era confermato per l’ora stabilita, loro si giustificano dicendo che avremmo dovuto telefonare per confermare il volo, ma come avremmo potuto telefonare se eravamo su un volo proveniente dall’Europa? Si scusano e ci dicono che possono pagarci una notte in hotel, il taxi e prenotarci un volo che parte domani mattina presto.
Un po’ risentiti non possiamo fare altro che accettare e prendiamo un taxi che ci porta all’hotel che si trova nel quartiere di Belgrano.
Dopo una doccia necessaria a smaltire sia le ore di volo sia la rabbia e dopo aver piú o meno capito dove ci troviamo prendiamo una metro per raggiungere il quartiere di Palermo. Arriviamo in Plaza Italia, proprio sotto la statua di Garibaldi. A piedi raggiungiamo Plaza Serrano, una piazza piena di vita con un fantastico mercatino che pero’ sta per chiudere. Alla fine il cambio di programma non e’ stato del tutto inutile, abbiamo visto un piccolo pezzo di città. Prendiamo un aperitivo ma io sono ancora troppo arrabbiata.

venerdì 6 gennaio 2012

Back to Switzerland, back to Winter

Eccomi di ritorno dal mio splendido viaggio in Cile e Argentina.
Il più grande shock che ho avuto è stato quello termico: sono passata dai 30° di Buenos Aires agli 0° della Svizzera con pioggia, neve e vento.
So che avrò bisogno di molto tempo per raccontare i meravigliosi posti che ho visitato perché tra il lavoro e il corso di tedesco il tempo che mi rimane è davvero poco, ma prometto che lo farò.
Non posso riassumere in due righe quello che è stato un mese di Sudamerica: i paesaggi, le persone, ma posso dire che è stata un'esperienza fantastica. Tutto è stato perfetto. Certo per alcuni posti sarebbe stato bello avere più tempo a disposizione, perchè magari si è programmato di andare lì per visitare qualcosa in particolare ma poi si scopre che c'è anche molto altro da vedere. E' facile innamorarsi di quei posti anche solo dopo un giorno e si vorrebbe rimanere lì, ma è già ora di prendere un altro aereo.
Sono comunque soddisfatta, perchè ho potuto vedere moltissime cose diverse e forse un giorno tornerò nei luoghi che più mi hanno colpito per approfondirli e per respirare con più calma la loro atmosfera.

domenica 18 dicembre 2011

...da Rapa Nui

Sono nel bel mezzo del mio viaggio in Sudamerica e mi trovo all'Isola di Pasqua.
Per me un sogno che si avvera.
Finora è andato tutto perfettamente. Mi sono innamorata dei luoghi che ho visto e della gente.

Siamo arrivati due settimane fa a Buenos Aires. Dovevamo ripartire la sera stessa ma per un problema di voli siamo rimasti una notte lì visitando il vivo quartiere Palermo.

Il giorno dopo siamo volati a El Calafate dove abbiamo visitato il ghiacciaio Perito Moreno, su cui abbiamo anche fatto un minitrekking coi ramponi.
Abbiamo visto i fenicotteri rosa a laguna Nimez.
Siamo poi stati a Ushuaia che non è un gran bel posto ma da lì abbiamo potuto visitare il magnifico Parco Nazionale della Tierra del Fuego.

Attraversando il Canale di Beagle siamo giunti in Cile all'Isola Navarino, a Puerto Williams che è un paesino di poche anime, veramente alla fine del mondo.
Da lì abbiamo preso un ferry, un mercantile che trasporta anche passeggeri, che in 32 ore di navigazione attraverso i fiordi ci ha portati a Punta Arenas.
Non lontano abbiamo visto la pinguinera di Isla Magdalena.
Siamo poi andati a Puerto Natales e al Parco delle Torres del Paine e poi, ripassando da Punta Arenas e con Scalo a Santiago abbiamo volato fino qui.

Questo è solo il riassunto. Avrò modo di descrivere meglio.
Sono entusiasta di questo viaggio. È anche meglio di come lo immaginavo.
Ho lasciato il cuore in Patagonia e ora sono qui a vivere il mio sogno.

lunedì 26 settembre 2011

Proxima estacion ... Patagonia!


Foto da Wikipedia


Lo abbiamo fatto! Abbiamo comprato i biglietti dell'aereo.
Quest'anno per la prima volta nella mia vita posso decidere di fare le ferie nel mese in cui lo desidero, percio' sono riuscita a organizzarmi quattro settimane a dicembre e finalmente potro' esaudire il mio sogno di visitare la Patagonia durante l'estate locale.
Dopo varie ricerche e pensamenti un mesetto fa abbiamo comprato i biglietti e siamo partiti con l'organizzazione, una delle parti del viaggio che preferisco!
Sono un po' spaventata perche' abbiamo gia' deciso moltissime tappe e in quei luoghi puo' capitare che qualcosa vada non proprio come previsto, ma cercheremo di partire con lo spirito del prendere le cose come vanno e prendere magari anche il buono dei contrattempi che potranno esserci.
Inizieremo con il visitare la Patagonia argentina, la Tierra del Fuego, per poi spostarci nella patagonia Cilena.
Nel cuore del viaggio realizzeremo uno dei miei sogni piu' grandi: visitare l'isola di Pasqua e poi passando da Santiago torneremo in Argentina per vedere ancora qualche citta'.
Speriamo di farcela, in ogni caso sara' una bellissima esperienza, sara' un viaggio all'insegna della natura e dei paesaggi.

martedì 9 agosto 2011

Ritorno dalla Costiera


Sono appena tornata da una meravigliosa, anche se brevissima, vacanza in Costiera Amalfitana e dintorni.
In questi pochi giorni abbiamo visitato Positano, Sorrento, Amalfi, Ravello, Capri, Pompei e la cima del Vesuvio. Cercherò col tempo di descrivere meglio ognuno di questi fantastici luoghi.
Ho già una grande nostalgia, del sole, del caldo, della gente cordiale e del buon cibo.
Da quando vivo all'estero riesco ad apprezzare ancora di più ciò che l'Italia sa regalare.



Foto da Wikipedia


lunedì 25 luglio 2011

Come sta andando

Il mio blog è fermo da troppo tempo. Mi ero ripromessa di trascrivere ancora qualcosa dal mio diario newyorkese, in particolare su Brooklyn e le zone meno visitate della città, ma non ho più avuto tempo. Spero di riuscire a farlo in futuro.

Cosa è successo in questi mesi? Ho iniziato la mia avventura lavorativa svizzera. Ora che il mio periodo di prova è finito posso dire che, seppur io sia sempre contentissima della mia scelta, non è stato e non è per niente facile.

Il primo periodo è stato traumatico. Mi sono trovata catapultata in questo ambiente completamente diverso da ciò a cui ero abituata, l’azienda molto più grande di quella in cui ho lavorato per quasi 9 anni, il tipo di lavoro nuovo, l’ambiente internazionale.

Il primo scoglio enorme è stato quello della lingua. Non parlo ancora tedesco, ma l’azienda è americana per cui la lingua ufficiale è l’inglese e nessuno ha problemi a parlare in inglese. Io l’inglese lo sapevo abbastanza bene, quello scritto però, non sono mai stata abituata a parlarlo se non in vacanza. I primi giorni facevo una fatica immensa, arrivavo a casa con il cervello fuso, anche solo per riuscire a discorrere un po’ coi colleghi in pausa caffè o durante il pranzo.
Piano piano mi sono abituata e mi sono accorta che sto a poco a poco migliorando. Ormai capisco quasi senza alcun problema quello che mi dicono e parlando faccio ancora moltissimi errori, ma me ne rendo conto nell’esatto istante in cui li pronuncio, per cui ora va decisamente meglio.
Ora ho iniziato anche il corso di tedesco. E’ dura e mi porta via molto tempo, ma ce la voglio mettere tutta.

Una cosa che adoro di questo posto sono le moltissime nazionalità diverse che incontro ogni giorno. Per me è una cosa meravigliosa ed un arricchimento enorme. Nello stesso tempo però adeguarmi alle altre culture e capire il miglior modo di comportarsi e rapportasi alle varie persone non è stato per nulla semplice, così come farmi accettare da loro e abbattere nella loro testa certi stereotipi che noi italiani purtroppo ci portiamo dietro. Piano piano però ci sto riuscendo e per me è un grande traguardo.

Comunque sto bene, anche se molte cose dell’Italia ovviamente mi mancano. Quella che in questo periodo mi manca di più è l’estate. Purtroppo qui l’estate non esiste. Non so se solo quest’anno o se è sempre così, fa freddo e piove ogni giorno. Per me che sono meteoropatica questo è terribile!

Per fortuna la settimana prossima sarò in Italia. Abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno in Costiera Amalfitana. Purtroppo saranno solo pochi giorni, ma saranno certamente utili a risollevare il mio spirito.

martedì 26 aprile 2011

Mangiare a New York



Dire dove mangiare a New York è un'impresa impossibile, perchè vi si può trovare ogni tipo di cibo che si desideri e ovunque ci si trovi ogni due passi c'è un posto in cui mangiare, dal chiosco degli Hot Dog alla Steakhouse, dalla catena di Fast Food al ristorante chic.
Prima di partire avevo ricevuto mille suggerimenti da tutti su dove mangiare, oltre ad aver letto molte cose sia sulla guida che su vari siti newyorkesi.

Alla fine abbiamo deciso di fare tesoro dei consigli, ma come al solito facendoci guidare soprattutto dall'istinto.
Il mio suggerimento per chi visita la città è quello di provare a cenare nei vari quartier,i magari allontanandosi dalle zone dove si ammassano tutti i turisti, senza necessariamente ascoltare troppo quello che dicono gli altri, ma seguendo piuttosto l'ispirazione e i desideri del momento.

Il mio intento non è dire dove è meglio mangiare, ma solamente segnalare alcuni posti che abbiamo provato e che ci sono piaciuti, nel caso in cui potesse interessare a qualcuno che passasse di lì.

Levain Backery
167 w 74th Street, Upper West Side
www.levainbakery.com


Avevo letto di questa panetteria su un sito americano che elencava i luoghi dove trovare i migliori cookies a New York. Devo dire che se non l'avessi letto non avrei mai trovato questo posto. Ci siamo andati apposta in un pomeriggio che eravamo da quelle parti.
La panetteria si trova in un seminterrato, è quasi difficile scorgerla. Scendendo le scale si viene assaliti da un fortissimo profumo di biscotti. Sembra di entrare in paradiso.
Non c'è moltissima scelta. Abbiamo provato il Chocolate Chips and Walnuts Cookie, un cookie gigante che potrebbe benissimo sostituire un pasto. In effetti il cookie più buono che io abbia mai mangiato. Consigliatissima!



Blossom Vegan Restaurant
187 9th Avenue, Chelsea
http://www.blossomnyc.com/blossom.php

Mentre passeggiavamo per Chelsea alla ricerca di un ristorante dove cenare siamo capitati davanti a questo locale che ricordavo di aver letto sulla Lonely Planet. Il locale da fuori pareva carino, ma avevo qualche perplessità sul menu, non essendomi mai avvicinata alla cucina vegana, in ogni caso abbiamo deciso di provare.
E' stata una delle esperienze culinarie migliori della mia vita. Ho assaggiato un piatto composto da dei rotolini di pasta fillo ripieni di lenticchie adagiati su una crema di carote e un letto di spinaci. Un piatto veramente delizioso.



Grimaldi's
19 Old Fulton St., Brooklyn
www.grimaldis.com


Abbiamo letto che in questo locale si può trovare una delle migliori pizze della città. Il nostro desiderio non era quello di mangiare la pizza come piace a noi italiani, ma di assaggiare la pizza che piace ai newyorkesi e trovandoci a Brooklyn nei pressi di questo posto abbiamo colto l'occasione al volo.
Il locale si trova non lontano dal ponte di Brooklyn ed è molto piccolo, quando siamo arrivati c'era la coda fuori, ma non abbiamo aspettato molto. Dentro i tavoli con le tovaglie a quadretti bianchi e rossi sono molto vicini tra loro. Il muro è tapezzato di foto di Frank Sinatra e la sua musica aleggia nell'aria. Gli avventori sembrano per la maggior parte persone del posto.
Le pizze sono molto grandi e si prendono da condividere tra più persone, scegliendo tra i vari topping disponibili come condirle.
La pizza era veramente buona. La cosa da non fare è paragonarla con quella delle migliori pizzerie che conosciamo in Italia, ma per essere in un paese straniero l'ho trovata ottima.

Sylvia's Restaurant
328 Malcolm X Blvd, Harlem
www.sylviasrestaurant.com


La tappa ideale dopo aver assistito ad una funzione domenicale. La domenica viene servito il Brunch con sottofondo di musica soul, ma solo fino alle 14. La musica comunque continua fino alle 16. Ottimo il pollo fritto.

Dizzy's Club Coca Cola
Frederick P. Rose Hall, 33 w 60th Str., Upper West Side
www.jalc.org


Se siete interessati alla musica Jazz questo è il luogo giusto in cui cenare, dato che oltre all'ottima musica live anche il menu è molto invitante, inoltre la vista sul Central Park di notte è un vero spettacolo, vale la pena andarci anche solo per quello.

Keens Steakhouse
72 w 36th St., Midtown West
www.keens.com


Per essere una steakhouse l'ho trovata un po' costosa e forse un po' troppo chic, in ogni caso il locale è molto carino, dall'atmosfera un po' retrò, con centinaia di pipe appese al soffitto. La carne veramente ottima, così come il vino californiano.

Katz's Delicatessen
205 e Houston Street, Lower East Side
www.katzdeli.com

Segnalato dalla Lonely Planet, è il locale dove si è svolta la famosa scena del film "Harry ti presento Sally".
Si tratta di una tavola calda un po' vecchio stile, con le foto delle celebrità appese ai muri, il personale dietro a un grande bancone serve piatti tipici della cucina Kosher. Abbiamo assaggiato un ottimo pastrami, mentre non abbiamo apprezzato molto i sottaceti che ci hanno servito insieme.
Sicuramente un posto da vedere.



Shake Shack
691 8th Avenue, Theatre District
shakeshack.com


Questo ci è stato segnalato da un collega americano. Si tratta di un locale di una piccola catena che ha aperto da non molti anni in città. Noi siamo stati in quello sulla Eight, ma so che ce ne sono altri. Sembra che facciano gli hamburger con ingredienti biologici.
In ogni caso merita di essere provato anche solo per le fantastiche patate fritte, che secondo me creano dipendenza.


Siti utili:

Un sito che ci è stato molto utile è stato Yelp, un sito di recensioni di locali , in cui i giudizi sono principalmente espressi da gente che lì vive.

Non solo per i ristoranti ho trovato molte informazioni utili anche sul sito NycGo

sabato 16 aprile 2011

Due passi per New York... e anche qualcuno in più


Oggi c'è il sole e vengo assalita dalla mia sindrome del voler vedere tutto e subito. Il mio umore è molto migliore di quello degli scorsi giorni e voglio vedere tutti i quartieri che non ho ancora visitato o almeno spero di riuscire a vederne la maggior parte. I miei piedi saranno un po' meno entusiasti di me.
Per prima cosa ci dirigiamo sulla Fifth Avenue, con l'idea di vedere il Flatiron building, il palazzo stranamente sottile che si trova all'incrocio tra la Fifth e Broadway.


Nei pressi della piazza si trova Eataly, che sono proprio curiosa di vedere, dato che a Torino era un luogo che frequentavo spesso. Essendo molto presto però il market è chiuso così vediamo solo la caffetteria e la gelateria.


Camminando lungo la Fifth arriviamo a Union Square e da lì nella zona della New York University, quindi a Washington Square arrivando così nel Greenwich Village. Eravamo già stati da queste parti qualche sera fa per cena e ci era piaciuto molto, infatti siamo voluti tornare a vedere il quartire con la luce del giorno.
Mi sembra un quartiere molto elegante. Le case sono ancora abbastanza basse e le facciate in pietra e le scalette mi ricordano tanto le case di Boston. Una di queste case rappresenta l'esterno della casa dei Robinson nell'omonima serie TV, anche se mi pare di ricordare che la serie fosse idealmente ambientata a Brooklyn.


Rimanendo sullo stesso argomento vediamo anche il palazzo di Friends, che però è molto più basso di ciò che sembrava nel telefilm.


Continuiamo a vagare a piedi vedendo le costruzioni e i quartieri cambiare continuamente, attraversando Soho, Noho e arrivando così a Mulberry Street, ovvero ciò che rimane di Little Italy. Avevo letto che Little Italy è stata quasi mangiata da Chinatown ed in effetti c'è proprio poco e quello che c'è sa anche un po' di finto, di lasciato lì apposta per i turisti.


Dopo pochi passi ci troviamo appunto a Chinatown e come in ogni Chinatown che ho visto provo la stessa sensazione di caos e sporcizia, soprattutto grazie a certi orrori che vedo nelle vetrine, da strani tipi di pesce secco a cose che hanno l'aspetto di larve essicate.

Si è fatta l'ora di pranzo e non essendo troppo lontani, attraversando Nolita e dei graziosissimi negozi, ci dirigiamo al Lower East Side dove si trova Katz's Deli, la tavola calda dove si è svolta la famosa scena di "Harry ti presento Sally".


Il locale sembra una tavola calda delle peggiori, ma ho letto che vi si mangia uno dei migliori pastrami della città. Fino a qualche giorno fa neanche sapevo cosa fosse, poi ho letto che è un piatto tipico della cucina Kosher, un panino con carne cotta in modo particolare. In effetti il pastrami è ottimo e sono molto meno buoni i sottaceti che ci danno come accompagnamento.


Il locale è tappezzato di foto di persone famose e ci incuriosicono vari cartelli appesi che dicono "Send a salami to your boy in the army", infatti offrono veramente questo servizio di spedizione dei loro salami ai militari in missione all'estero.
Un po' appesantiti dall'abbondante pasto con la metro raggiungiamo la zona di Tribeca. Anche qui troviamo un pezzo di cinema: la stazione dei pompieri di Ghostbusters.


Tribeca è famoso per il Film Festival, ma ora non essendo il periodo giusto tutto ciò che possiamo vedere è il palazzo che lo ospita.
Ci sono poi le case "antiche" di Harrison Street, che però ho letto essere state in parte ricollocate rispetto alla loro posizione originale.


Anche questo quartiere è diverso da tutti gli altri, mi sembra un quartiere in evoluzione e mi piace molto, anche se lo trovo meno elegante del Village.
Da lì ci affacciamo sul fiume Hudson intravedendo la Statua della Libertà e il New Jersey e proseguiamo poi la passeggiata arrivando nella zona di Ground Zero.

Quando vi ero stata nel 2004 c'era solo un'enorme voragine e qualche foto commemorativa, con una croce estratta tra le lamiere a simboleggiare la tragedia.


Ora la croce è stata spostata sul muro di un palazzo vicino e la zona è in fase di ricostruzione. Si vede che stanno erigendo due nuovi edifici e costruendo un parco.


Continuando a camminare arriviamo a Battery Park


ed essendo ancora abbastanza presto decidiamo di prendere il Ferry Boat per Staten Island.


A Liberty Island eravamo già stati l'altra volta, per cui abbiamo scelto quest'alternativa, anche per evitare le ore di attesa che normalmente si formano per salire sui traghetti che portano a Libery ed Ellis Island. La traversata dura circa mezz'ora e permette una splendida vista sulla Statua della Libertà e sullo skyline di Manhattan.



Molte persone quando arrivano a Staten Island tornano subito indietro,. Anche dalla guida apprendiamo che non c'è molto da vedere. Decidiamo comunque di fare due passi lungo la costa nei pressi del porticciolo. Anche da qui si gode di una splendida vista sulla città, rovinata forse un po' dalle navi mercantili.
Arriviamo fino al campo di Baseball e lì vicino si trova un memorial dell'11 Settembre che ho trovato molto suggestivo, costituito da una serie di facce stilizzate ciascuna con inciso il nome di una delle persone decedute.


Riprendendo il traghetto torniamo quindi indietro e da lì in metro fino all'hotel.

La giornata è stata faticosa ma bellissima. Ammetto di aver un po' esagerato, ma direi che sono abbastanza riuscita nel mio intento di vedere più cose possibili.

Link

Related Posts with Thumbnails